Intervista a FRANCESCO ZAMPA

Francesco_ZampaL’intervista con l’autore Francesco Zampa si è svolta via Skype, e approfondisce in particolare alcune tematiche riguardo le piattaforme di pubblicazione. Francesco Zampa si ritiene un autore indipendente per scelta consapevole e non considera il Self publishing una sorta di ripiego, ma una vera e propria attività da portare avanti con serietà e impegno, anche se non costituisce la sua principale occupazione. La visibilità delle sue opere è affidata principalmente al blog: …Vi parla il maresciallo Maggio!

 

 

 

 

FRANCESCO ZAMPA

Intervista somministrata via Skype.

Scheda autore: Scrittore indipendente, Francesco Zampa, è l’autore del romanzo giallo Doppio omicidio per il Maresciallo Maggio. Questo è il primo romanzo di Francesco, ma non la prima sua opera pubblicata. In precedenza, nel 2010, è uscita una sua graphic novel intitolata Calciopoli ovvero l’Elogio dell’Inconsistenza, mentre nella scorsa estate il suo racconto Destinatario sconosciuto, che ha per protagonista ancora il maresciallo Franco Maggio, è stato pubblicato nella raccolta Carabinieri in giallo 5 della collana Giallo Mondadori.

Ha coniato un suo marchio: la Zipporo Direct Publishing.

Il romanzo d’esordio (disponibile in Italiano, Inglese, Spagnolo e presto in Francese) è inserito nella serie I Racconti della Riviera, che annovera altri quattro titoli:

C’è sempre un motivo, Maresciallo Maggio! (prequel, disponibile in Italiano, Inglese e Francese)

Gioco Pericoloso, Maresciallo Maggio!

Affari Sporchi, Maresciallo Maggio!

e L’Eroe A questi si aggiunge il romanzo storico La Scelta

 

Mi confermi che sei d’accordo con la registrazione audio dell’intervista?

Sì, sì va bene.

Ok. Mi parli di come è stato il tuo approccio con il Self publishing, come ne sei venuto a conoscenza, come è stato.

Allora, io avevo iniziato, avevo delle cose pronte, diciamo… e stavo cercando come pubblicarle, avevo un’esperienza editoriale prima, avevo pubblicato qualcosa con un editore, ma sinceramente avevo assaggiato tutti i lati negativi dell’editoria tradizionale nella mia breve esperienza perché… sì l’editore me lo ha stampato e basta, più che un editore è stato uno stampatore, ecco! Il libro aveva l’ISBN ma poi ho dovuto fare tutto io e quindi, cioè non serve avere un editore in quel modo che non ti organizza un evento, che non crede in quello che fai e che non ti conduce su una cosa che per me era completamente nuova, allora lì si va a cercare un pochino gli amici, eccetera, ma adesso mi rendo conto a che stato pioneristico ero, non che adesso sia chissà dove, però! Queste cose adesso le distinguo bene…

Ma questa era una casa editrice a pagamento o printing on demand?

No, questa era una casa editrice!

Quindi non EAP.

Una casa editrice con cui ho pubblicato, la mia prima cosa l’ho pubblicata con loro. Più che casa editrice era una società di servizi che facevano anche gli editori e quindi io ci sono arrivato quasi per caso, e mi hanno detto: lo pubblichiamo noi! E lo hanno pubblicato. Sono stati di parola, però ecco dopo, l’impegno loro non c’è stato, me lo hanno stampato in pratica.

Però non è che ti hanno chiesto un contributo oppure l’acquisto di copie.

No, perché loro facevano gli editori ma diciamo come… mecenatismo e quindi loro trovavano qualcosa di positivo, qualcosa che piaceva, trovavano qualcosa nell’ambito della loro attività e stampavano libri di poesia e poi li regalavano ai clienti, ecco cosa… e quindi un’attività editoriale… erano editori a tutti gli effetti ma non facevano gli editori.

Questo è stato il tuo approccio alla pubblicazione, ma quella in modalità Self publishing? Come ne sei venuto a conoscenza?

Dopo questa esperienza io ho cominciato a cercare in maniera più dettagliata, per cercare come fare, ho stabilito che avrei cambiato sistema, ho provato a mandare qualcosa agli editori ma non rispondevano, […]. Poi dopo cercando in rete, come fare, vedendo d’informarmi con cura, ho visto che c’erano tutti questi libri auto pubblicati e autori auto pubblicati… e non avevo capito bene, che si trattava di questa cosa e sono andato più a fondo e anche su Facebook e la prima che ho incontrato è stata la Rita Carla Francesca Monticelli [1]! Perché lei, appena metti auto pubblicazione viene fuori dappertutto!

Certo, infatti, uno dei temi della tesi è propri questo! Cioè che molti autori arrivano al Self publishing e poi alle tecniche di pubblicazione proprio attraverso le comunità, specialmente Facebook. Quindi per te è stato fondamentale questo incontro?

Sì, per me è stato fondamentale perché io ho trovato altri autori come me, si parlava di cose, di argomenti comuni e capivo che stavamo tutti nella stessa situazione e poi da qui ho trovato dai blog informazioni proprio tecniche e poi è successo tutto in pochi giorni, le conoscenze si sono approfondite, ho trovato una grande disponibilità, una grande solidarietà, con eccezioni di invidia e dispetti, non personali però li ho visti, ho assistito.

Ma tu hai delle competenze tecniche?

No, ho una comunissima competenza tecnica, sul computer con word, ho abbastanza confidenza con office, ma HTLM e altre cose no, io conoscevo il basic ma vent’anni fa.

Ho capito e quindi qualche difficoltà l’hai incontrata oppure è stato semplice tutto il processo?

Allora, qualche difficoltà l’ho incontrata, però non è stato niente di insormontabile anzi, se ci ripenso, mi stupisco di quanto possa essere stato semplice il percorso iniziale, perché io a novembre non ne sapevo nulla, e alla fine di novembre avevo pubblicato il primo libro, formattato da me, male, perché l’ho ricorretto più volte, però è andato, ha funzionato.

Quindi alla fine con un po’ di buona volontà ci si arriva, secondo la tua esperienza.

Sì, sì, se uno ha un minimo di confidenza con il computer e capisce come funzionano i campi, com’è la formattazione, cosa significa giustificato, cosa significa l’interlinea, […] io per esempio ne avevo trovati due di blog, che parlavano di come formattare l’ebook, quello di Carla e poi ce n’erano anche altri,io in quel modo sono riuscito a fare tutto da solo, ecco. Non è stato proibitivo ma neanche difficile, certo c’erano dei passaggi che non comprendevo, ho capito che certe volte le cose devi affrontarle dopo, infatti dopo mi venivano. Come per esempio, non bisogna mettere due volte lo spazio perché dopo l’ebook si confonde e quindi in certi formati bisogna evitarlo, tutte cose che non te ne rendi conto finché non capisci come funziona un ebook e non lo hai mai aperto.

Quindi tu che piattaforma hai utilizzato alla fine?

Amazon, la prima è stata Amazon.

E poi anche?

Dopo un mese sono impattato con Smashwords, parlando con gli altri, devo dire che adesso mi trovo meglio perché distribuisce su Feltrinelli e su Mondadori.

Ma a livello tecnico è uguale ? la preparazione per caricarlo?sulla piattaforma segue le stesse regole oppure è diverso?

Ma l’ebook in linea di massima segue le stesse regole, se uno lo formatta bene per Smashwords, poi funziona dappertutto, invece al contrario, quello di Amazon per Smashwords è un pochino più sofisticato, il programma vuole degli accorgimenti più precisi ma poi il libro viene meglio.

Quindi come qualità è meglio?

(…) Il problema dell’HTLM io ho solo l’indice esterno, non ho l’indice interno, quella barretta che si vede in fondo di scorrimento, che bisogna farla con linguaggio HTLM, io non lo conosco e non l’ho fatta. Io mi paragono i miei libri alle edizioni economiche, ma mi sono ripromesso di farla e ancora non l’ho fatta.

Quindi tu hai utilizzato queste due piattaforme, poi, una volta che hai pubblicato, che tipo di strategie hai utilizzato per far conoscere il tuo libro?

Allora, all’inizio con Facebook è stato quello principale e lì c’è stato un po’… un’esplosione però locale di quelli che mi conoscevano, diciamo ecco, ma poi, piano piano poi dopo mi sono rivolto a Twitter e poi dopo con il blog con le recensioni è andato avanti un po’ da sé.

Tu hai un blog dedicato a questo libro?

Sì, io ho un blog con un sito internet che in questo momento è sospeso perché lo devo cambiare, c’è solo l’indirizzo attivo.

Ma il blog è sempre generico o è stato creato appositamente per questo libro?

Io avevo prima un blog dove pubblicavo i miei racconti e poi dopo l’ho mutuato diciamo e adesso lo uso per tutti i miei libri.

Quindi è un blog non è un sito, è un blog con wordpress?

E un blog, pubblico dei post non molto assiduamente come bisognerebbe fare, però è un blog insomma ecco, lo aggiorno ci metto gli incipit, ci metto i booktrailers e poi nelle pagine che scorrono ci metto le cose, faccio un post sugli argomenti che mi interessano e la cosa stupefacente è vedere chi è che ti legge non te lo aspetti, vedo contatti dalla Romania, dalla Russia, dall’America, dall’Australia e inaspettatamente e il perché non lo so, non so come ci arrivano.

Infatti, ci torniamo dopo su questo discorso del pubblico. Ti volevo chiedere, quindi tu hai creato questo blog sempre tutto da solo, giusto? Hai visto che sono sorte sul web tante cosiddette agenzie letterarie, sono uno di quei fenomeni nati proprio sulla scorta del Self publishing e sono nate come funghi, queste agenzie che offrono dei servizi di pubblicità, di recensioni, ma tutto a pagamento, tu non sei mai stato contattato da nessuno?

Allora, io una volta o due, ci ho fatto un’inserzione all’inizio poi non mi sono più rivolto perché non c’è garanzia, cioè non è che fai un’inserzione sul Corriere della sera allora sai che pubblico c’è, chi lo legge, quanta tiratura, queste insomma sono un po’ così… loro ti propongono dei servizi ma…

Neanche sulle pagine Facebook a pagamento?

Sì, l’ho fatto, l’ho sperimentato, ma non è che abbia trovato una grossa risposta.

Allora non ti ha soddisfatto.

No, non troppo… sì mi piace questa cose qui, però corrispondenza con le vendite non le ho trovate, e devo dire però che secondo me, non so se lo posso dire adesso questo… io ho notato che su Amazon vanno più quelli … a cercare per i libri, questa è un’opinione mia che mi sono fatto in questi anni, siccome io adesso vendo più su Smashwords che su Amazon e i miei libri sono rivolti a un pubblico tradizionale, perché sono gialli thriller, cose del genere. Allora io credo che il pubblico tradizionale che in questo momento si sta rivolgendo all’ebook, vada a cercare nei canali tradizionali che conosce e cioè: Mondadori, Feltrinelli[…] su Amazon vanno più secondo me, non ti dico ragazzini, però un pubblico più giovane, più abituato al computer, più competente a smanettare, copiare, scaricare.

Tu dici quindi che, paradossalmente se Amazon è la piattaforma che è più diffusa, ha un pubblico più targhettizzato, più specifico.

Io mi sono fatto questa idea, secondo me è così. Io penso, se mia moglie o qualcuno mi volesse regalare un lettore di ebook o se lo volesse regalare a suo fratello, lei andrebbe, lei è una lettrice normale, ordinaria, legge libri però insomma, normalmente, lei andrebbe da Mondadori o da Feltrinelli, comprerebbe un libro oppure comprerebbe un lettore ereader come quelli che hanno messo in vendita, si farebbe consigliare dal commesso e poi lo regalerebbe. La persona che lo riceve a sua volta andrebbe automaticamente a comprare… ecco perché io credo, perché io ho circa il doppio di vendite su Smashwords senza pubblicità senza niente che su Amazon. Su Amazon funzionano più i trucchi di chi viaggia in rete, che conosce l’algoritmo, che conosce tutte queste cose e le sa sfruttare, cosa che io non so… diciamo.

Sì, ho visto che ci sono dei gruppi specifici.

Secondo me, questa è una convinzione che mi sono ricavato.

Io ho sentito in effetti anche di case editrici che acquistano i propri ebook per farli salire in classifica, ci sono tutte delle manovre diciamo sotterranee, e forse tu dici il pubblico è più attirato da un nome di garanzia, tu dici Feltrinelli, Mondadori ispira più fiducia, in questo senso?

Io perlomeno, sì, secondo me un pubblico tradizionale, che legge libri tradizionali, quindi non magari vampiri, questi di moda, oppure fantasy, insomma…

Tu dici più classico.

Esatto! Uno dice: io sono abituato a leggere il libro di carta, però mi hanno regalato questo affare, come faccio? Allora appena lo accendi va subito a cercare da Mondadori o da Feltrinelli e poi magari si trova anche bene.

Tu hai detto che hai pubblicato anche in cartaceo, ma hai notato se le persone hanno dei pregiudizi nei confronti del libro elettronico, cioè magari non sanno come fare per scaricare i libri, non si trovano bene nel leggere […] secondo te è vero che la gente preferisce leggere i libri di carta che scaricare i libri da leggere sull’ereader?ci sono difficoltà secondo te?

Secondo me la gente preferisce leggere i libri di carta, sì anche io preferisco i libri di carta, sinceramente, cioè a me piace leggere il libro di carta, poi vengo dal fumetto […] quindi non so leggere senza carta. Però mi sono convertito, cioè è una cosa che si affianca, secondo me, come il cinema e la tv […] la tv è più comoda e più economica, e così anche l’ebook è più comodo è più economico, puoi portartelo dietro, lo porti sul treno, lo puoi consultare, hai i vocabolari, i manuali, insomma secondo me ha la sua utilità e poi ti permette di avere tanti libri, che magari non avresti preso, io magari, ecco come lettore tradizionale, per esempio non faccio promozioni gratuite, non scarico libri gratis, non li accumulo così tanto per accumulare perché secondo me è sbagliato, è una cosa che non condivido, l’ho detto tante volte anche sul nostro forum, dove parliamo di queste cose, ho visto che anche gli altri non… la maggior parte non lo fa, secondo me il libro deve avere un prezzo, il valore deve essere apprezzato.

Quindi tu, sulla campagna che ha fatto Amazon sull’abbonamento mensile per scaricare gratis, non sei d’accordo allora, non avresti aderito.

Allora,a quella io non ho aderito perché non mi conveniva […] no, non mi convince quella cosa, io non voglio vendere libri a tutti i costi, a persone che li prendono solo perché sono gratis, e non li leggeranno mai, io sono interessato che il libro vada in giro […] e che magari mi fa una recensione e mi dice pure qualche cosa, un rapporto vivo al quale aspiro io.

Quindi tu non consideri il Self publishing un ripiego, giusto?

No, assolutamente, all’inizio può sembrare così, ma io sono contentissimo perché io ho il controllo sui miei libri, mi sento veramente padrone di poter fare, di poter decidere, di poter promuovere, poi non so se un domani qualche casa editrice mi facesse una proposta… io in questo momento… mentre prima ero 50 e 50, non sapevo bene di cosa si trattava, io in questo momento sono 90 e 10, nel senso che non chiudo nessuna porta, che sono un possibilista, ma secondo me significa anche conservare la propria identità, la propria autonomia, io so che significa prendere un libro quando un editor che non conosci cambia tutto, tu volevi dire delle cose e lui ne dice un’altra, un conto è correggere gli sbagli, gli errori di impostazione, dire: guarda questa cosa qui è sbagliata perché non ha approccio. Un conto è fare, come ho letto ieri, su un blog, un libro marked oriented, che non è la mia aspirazione, insomma non mi interessa, per vendere un libro e fare un successo travolgente per meccanismi che non conosci, e poi dopo non sei in grado di ripeterti perché te lo aveva cambiato l’editor e quindi sei costretto a farlo in quel modo, io non vorrei trovarmi intrappolato in questa situazione, […]. Invece mandando 100 copie a un editore devi sperare che trovi qualcuno, un direttore editoriale, che abbia capito tu chi sei, e te lo legge, se lo leggono, ma dopo che te lo hanno letto, devono aver capito tu chi sei e dire: beh, forse questo. Invece no, loro vedono se quello che proponi interessa la loro linea editoriale.

Certo. E quindi come valuti quelle situazioni come ecco per esempio Elisa S. Amore, che ha iniziato con il self e dopo il successo è stata contattata da una casa editrice importante e quindi dopo ha pubblicato e ha avuto tutto quel successo. Tu che ne pensi? Un autore potrebbe rinunciare a tutto quello che hai descritto pur di pubblicare in cartaceo e raggiungere una notorietà più grande? Ci rinunceresti?

Ma, io questo non lo so, non mi è capitato, io ho pubblicato un racconto su un giallo Mondadori, una volta, mi hanno cambiato delle cose che per me erano fondamentali, delle cose che non avevano senso.

Ma quando te le cambiano te lo chiedono prima?

Io comprai il giallo Mondadori n 3600 non mi ricordo, e ho letto il mio racconto modificato in due o tre punti. […] il fatto del Self publishing non significa che la qualità sia inferiore perché anche noi ci rivolgiamo a persone prima di pubblicare, facciamo l’editing , lo facciamo con molta cura.

Tu lo fai da solo l’editing?

No, io faccio due o tre riletture, ma poi dopo ho delle persone di fiducia alle quali mi rivolgo, non è che fanno editing in senso stretto ma mi leggono il libro con la matita, punto per punto e mi dicono: guarda qui secondo me è così, che è il lavoro che dovrebbe fare un editore, quindi c’è un lavoro d’equipe, c’è insomma… che poi alla fine il risultato sia buono o sia meno buono.. io posso dire il primo libro che ho scritto è quello che vende meglio di tutti, ed è quello che ho scritto più di getto, così proprio come me lo sentivo, gli altri, dove sono stato attento a dei consigli, espedienti di scrittura, vengono dopo mentre quello continua a darmi soddisfazioni incredibili! Quindi io sono contento di essermi espresso come dicevo io, e si vede che questo viene percepito da chi lo legge.

Una delle accuse che viene fatta è proprio il discorso della bassa qualità, perché tanti autori non sono così scrupolosi da sottoporre le proprie opere a un servizio di editing esterno e quindi magari poi vanno ad impattare su tutta la categoria. Molti lettori per pregiudizio se sono autori self non li degnano di attenzione, su questo sei d’accordo?

Allora, come fama generale può succedere questa cosa, però a un lettore più attento, a chi veramente piace leggere, non credo che questo sia un discorso che attecchisca più di tanto, perché ognuno risponde di quello che fa, io ho messo in vendita il mio libro qui a Todi, ho distribuito personalmente alcune copie di carta per saggiare il pubblico e le prime copie, non dico che sono andate a ruba ma lo ha comprato un sacco di gente che io non mi aspettavo che l’avrebbe comprato, io mi aspettavo qualcuno che mi conosceva, gli amici, no? E invece gli amici non lo hanno comprato, ma gente che io non conosco alla quale piace leggere, le quali hanno visto un nuovo autore, hanno visto una proposta, erano incuriositi, lo hanno sfogliato, lo hanno visto e alla fine l’hanno preso, quindi allo stesso modo posso dire che ci sono case editrici importanti che pubblicano autori che io non comprerei mai, neanche se fossero self neanche se costassero un euro, perché a me non piacciono e che valgono meno di autori self che conosco io. La qualità… il discorso della qualità. Poi chi la interpreta la qualità? Un libro ha un bella storia, è editato bene, non presenta refusi, è impaginato bene, la copertina è bella il titolo è efficace. La qualità chi la valuta? Alla fine non si sa più se quel libro è self oppure non è self a questo punto. Poi ci sono i self che prendono e pubblicano senza responsabilità, senza averlo corretto, senza averci messo il massimo, il pubblico li condanna io non so questi quante copie potranno vendere, quanto successo potranno avere, la gente poi si accorge. Quindi ecco, mi sembra più un discorso di pregiudizio, io non dico che i miei sono fatti bene eh! Io non sto parlando dei miei, sto parlando in genere, credo, spero siano fatti bene, ci ho messo il massimo dell’impegno e quindi non ci sono difetti di questo tipo, ma comunque sia in genere non vedo differenze proprio sostanziali da quello che dice la gente, da quello che sono i presupposti così forti da dire che un self è per forza scarso […] mi sono ricreduto molto in questo e quando sento certi discorsi mi metto come quello sulla riva del fiume ad aspettare.

Tu noti delle differenze tra il mercato italiano e quello estero nel Self publishing? Siamo più indietro o più avanti?

Allora, io vedo, con i numeri siamo sicuramente indietro, perché vedo per esempio che in America tanto per rimanere nel mercato di riferimento, loro sono circa al 50% se non più, il mercato digitale ha superato quello di carta, o stiamo lì. Qui da noi siamo al 5%, siamo indietro come numero, come qualità non lo so, perché io ho avuto qualche approccio con un autore americano, ho visto, ho letto curiosato, ho avuto dei contatti, sempre in rete così, sempre self e ho incontrato gente in gamba e ho incontrato altre persone che invece non comprerei, secondo i miei gusti, però ho visto belle copertine, bei titoli come da noi, quindi diciamo come quantità sono avanti loro, come qualità ci siamo… siamo meno, ma non abbiamo da invidiare tanto questa qualità, certo il mercato nostro è più ristretto.

A cosa attribuisci questo tipo di ritardo?

Il ritardo è un fattore tecnologico e culturale. Tecnologico perché loro sono abituati, usano internet, e culturale perché tutti leggono tutto e c’è una diffusioni di libri maggiore che da noi, il livello è più alto e soprattutto sono aperti, apertissimi a ogni innovazione, non c’è nessun ostacolo, […] quindi mentalità, approccio e il fatto che leggono di più come popolazione, io penso che se noi leggiamo tutte le statistiche in Italia, mezzo libro a testa,

Siamo in discesa, secondo gli ultimi dati Istat siamo in recessione.

Da noi c’è un 3%, 5% 10% che legge il 90% delle cose in giro, poi c’è l’altro 90% che forse il rimanente 10%, non so se mi spiego!

Veniamo allora al discorso del pubblico, dei lettori, secondo te, chi sono i tuoi lettori?da chi pensi sia composto?

Del cartaceo o dell’ebook?

Tu fai una distinzione?

Una distinzione la faccio a priori come facevo prima con Kobo, ma in realtà coincidono perché in realtà vendo quasi tutto in ebook, non li distribuisco quelli di carta, io sono convinto che se li distribuissi venderei anche quelli, però il 99% sono ebook, quindi in realtà la mia distinzione in realtà cessa perché coincide, io la distinzione che faccio è quella di prima, che il pubblico tradizionale che si rivolge al giallo, cerca nei posti tradizionali dei libri da leggere, li vuole annusare, vuole vedere di che parlano, e quindi dopo si incuriosiscono… anche i miei perché hanno voglia di leggere, hanno voglia di sperimentare, chi legge veramente, e quindi alla fine arrivano anche ai miei libri. Io penso che sono persone un po’ più mature quelle che prendono i miei libri, diciamo sopra i 30 anni, mentre secondo me su Amazon ci vanno di più tra i 20 e 30 anni, io mi sono fatta questa idea.

E invece riguardo sempre questo ultimo discorso del pubblico, il fatto che un autore faccia parte di tutti questi gruppi, capita che un autore è iscritto a 100 gruppi, e poi va a fare attività promozionale su questi gruppi, si spamma il libro su questi gruppi, alla fine non succede che diventi uno scambio tra autori, siccome i gruppi sono composti da autori e quindi io leggo il tuo libro, tu leggi il mio, io ti faccio una recensione, tu me la fai a me… e alla fine diventa un po’ autoreferenziale, che ne pensi di questo aspetto?

Guarda questo è un altro pregiudizio negativo…

Io infatti volevo sapere che ne pensi.

Io penso questo: è un altro pregiudizio negativo, cioè io faccio parte di un gruppo, sono capitato in questo gruppo di cui fanno parte i migliori self in Italia, ma non parlo di me, parlo degli altri che poi mi hanno invitato.

Ma che gruppo è? È un gruppo chiuso?

È un gruppo chiuso, non perché siamo massonici è per evitare questa cosa che dicevi tu, gruppi inflazionati, da un numero crescente di autori che poi si spammano fra di loro. Qui nessuno la fa questa cosa, tra i gruppi che frequento io, ne frequento anche un altro, e basta, non credo che siano più di due, forse ce n’è un terzo, ma come frequenza siamo a 1,5 […] Nessuno tra questi gruppi a cui sono iscritto io ti fa lo spam perché poi ci si accorge che è una cosa sbagliata, bisogna aver rispetto degli altri, gli altri non devono per forza leggere il tuo libro e quindi neanche compralo, neanche recensirlo, se questa cosa è vera un po’ all’inizio perché c’è uno sgomitare, perlomeno parlo di me, ma poi mi sono accorto che anche gli altri, non è una cosa da seguire.

Però è un fenomeno che esiste questo, giusto?

Beh, i gruppi sono numerosi e ci sono, io dove vedo che c’è questo sistema di spammare non ci vado, perché non mi interessa, andare a promuovere il libro ad altri autori oppure andare a vedere solo le proposte di altri autori, cioè a me mi interessa di far parte di un gruppo per confrontarmi con gli altri autori, per vedere quale politica adottare, per vedere i problemi di formattazione, i problemi di pagamento, i problemi di edizione confrontarci tra di noi, perché ognuno scopre qualcosa, e alla fine tutti insieme ne sappiamo abbastanza e ne sappiamo più di editori tradizionali in questo settore.

Questo è quello che intendevo all’inizio, quando dicevo dei gruppi di intelligenza collettiva, che servono come punto di riferimento, sia per apprendere sia per mettere a disposizione la propria conoscenza, e infatti questo è un tipo di gruppo, poi la maggioranza […] è questo: il chiedere insistentemente o l’acquisto del libro o la recensione o il like sulla pagina e alla fine quindi diviene un circuito vizioso, non c’è uno sbocco nel reale.

Questo bisognerebbe chiederlo a loro, questa è una strada che rifuggo, perché secondo me è sbagliato, non lo faccio neanche con le persone vere, nessuna di quelli che conosco, non dico: hei compra il libro! A chi lo ha letto, che mi ferma, che mi dice: ho visto che hai fatto il libro, l’ho letto. E io dico: guarda se mi vuoi fare un piacere mettimi una recensione su Amazon, ma ecco una volta, poi basta. Adesso poi forse poco anche quello.

Ma anche quelle non corrispondono sempre a verità, le recensioni… alcune sono sopravvalutate, ho sentito anche che vengono messe per dispetto alcune recensioni mediocri.

E vero, ci sono, purtroppo questo fa parte della vita, nel senso se tu apri una pizzeria dove si mangia bene magari un altro pizzaiolo parla male di te.

Quindi c’è molta concorrenza secondo te in questo ambiente?

Io non la vivo come concorrenza, ci sono molti autori, però penso che ognuno ha una sua strada, ecco perché sono geloso di quello scrivo e non voglio che un editor me lo cambi, o se me lo cambia me lo deve spiegare molto bene, perché io ho una cosa mia particolare, tanti scrivono gialli, tanti scrivono thriller, tanti scrivono rosa, qual è la differenza che può distinguere l’uno dall’altro? Quello che tu hai da dire di differente, ciè quello che rende unico me come persona, e riesce a rendermi unico anche come autore. Il fatto di dire la stessa cosa, lo stesso omicidio, la stessa indagine, in maniera diversa, perché ci aggiungo quel qualcosa di diverso e di unico che la mia sensibilità mi permette, che permette a ogni autore, quindi non la vedo come una cosa di concorrenza io, ci sono tanti cantanti, […] ognuno fa il suo tipo di musica, e trova i suoi ascoltatori, è questa la vera sfida!

Allora secondo te, in un certo senso la casa editrice potrebbe omologare gli stili degli autori e renderli simili?

Beh, teoricamente dovrebbe coccolarli, dovrebbe farli crescere, però penso che la maggioranza faccia così, adesso che ne so, Sellerio per esempio, penso di no. Però ha tutta gente di un certo calibro. Sono stato da MarcosYmarcos ho visto lo stesso, che anche loro hanno molta cura dei loro autori, ecco è un editore da sogno, un editore che si comporta in quel modo, però la maggior parte… io ho sentito dei colleghi self che sono stati pubblicati, e appena firmato il contratto gli hanno imposto di cambiare il terzo capitolo, il quinto, di riscrivere l’epilogo, tanto è che questi sono rimasti delusi, io non la voglio vivere questa delusione!

E quindi come mai tanti autori hanno il mito della casa editrice e continuano a inviare manoscritti che mai leggerà nessuno, ma sono imperterriti e vivono in questo sogno. Per quale motivo secondo te? Oppure vedono il self come un trampolino per arrivare a quello.

Forse perché all’inizio il self dà loro l’opportunità di vedere compiuto un lavoro poi invece ci si rende conto che il lavoro inizia, una volta che il libro è stampato, pubblicato, il lavoro inizia e quindi un editore farebbe comodo a quel punto… ma trovare un editore e sperare di cambiare la vita […] per me è stato un mezzo tecnico, secondo me la mia metà, la metà della possibilità che avevo io non mi permetteva di arrivare fino in fondo perché io non ero in grado da solo, se non fosse esistito il Self publishing con le piattaforme Amazon, Smashwords, io da solo non sarei stato in grado di concepire una cosa del genere, quindi per me questa è una grossissima opportunità, che mi da di mettermi in luce, il mio scopo l’ho già raggiunto, con le vendite che ho io facendo quattro conti, considerato quanto poco legge la gente in Italia, leggeranno un milione di lettori, di questa c’è una percentuale che legge gialli, di questi gialli c’è una percentuale che viene pubblicizzata, il fatto che io riesca a venderli e a mantenermi in classifica, tra le prime posizioni con una pubblicità minima ridotta al passaparola, ma poco più, dimostra che è una questione di marketing non è più una questione di qualità del libro, […] anzi, forse noi self publisher riusciamo a raggiungere più persone di nicchia di quanto non riesca a fare una casa editrice che ha metodi forse superati che si muove sempre come un gigante che non arriva bene come lavoro meticoloso, e artigianale come facciamo noi tutti i giorni.

Ma tu come concili questa tua attività con il lavoro quotidiano, cioè una persona può sostenere questo ritmo o comunque poi alla fine non è più un hobby e c’è la possibilità di trasformarlo in qualcosa di diverso.

Qualcosa di diverso intendi dal punto di vista dei guadagni?

Sì, guadagni ma anche attività.

Come attività questo è un lavoro vero, che poi uno riesce a dedicargli un’ora, tre ore o cinque ore, le ferie o la domenica, il sabato o le notti, è un altro conto, ma il libro deve essere curato, promosso come se fosse la tua unica cosa, cioè non ci deve essere differenza fra la cura che metti tu che lo fai e che sei auto pubblicato e la cura che mette un editore nel fare il suo libro. Quindi è un lavoro, non si può fare a livello di hobby, si può considerare un hobby nel senso che io già lavoro e non devo ricavarci da vivere in quel senso, ma non che costruire il libro per me sia meno impegnativo, anche perché poi dopo non lo leggono. Se il risultato è amatoriale, quindi la copertina non attecchisce, il titolo è brutto, è un lavoro che va bene per gli amici, che va bene per la lotteria questa paesana, per i parenti […] ma non va bene per metterlo sul mercato, quindi è un lavoro vero. […] quando scrivi un libro sai che sono 2000 parole al giorno, per due mesi, poi la settimana dopo tu devi sapere che devi aver finito la formattazione, poi la copertina, poi lo pubblichi, poi fai la pubblicità quindi sono tutte fasi che tu scandisci, ma come qualsiasi altra attività […].

Quindi se ho capito bene, per te il discorso economico è in secondo piano, non è che lo fai perché vuoi monetizzare questo lavoro, ma è una passione, giusto?

E una passione che, come accennato prima, deve essere ripagata il suo giusto valore, quindi deve avere il suo prezzo, ecco perché non faccio promozioni gratuite, ecco perché io do un prezzo al libro, anche perché apprezzo il fatto che chi lo sceglie paga per leggerlo, quindi questa è una gratificazione. Io già un pochino vedo gli incassi, questa è una soddisfazione è poco però… è un motivo di soddisfazione […] poi andando avanti ci sarà l’esplosione di vendite, per questo sarò felice, ma per il momento mi accontento già così, perché io porto un mio discorso e il pubblico lo ha recepito, e vedo che aumenta, ogni giorno, un aumento costante di lettori e quindi le nicchie si conquistano e sono fiducioso che questa sia, non dico una professione per un domai, ma comunque un impegno autentico come quello di tanti altri scrittori, a parte che la maggior parte degli scrittori lavorano.

Andando quindi un po’ più nel profondo, in un discorso psicologico dell’auto rappresentazione di se stessi, di solito gli scrittori si dedicano a questa attività perché magari sono persone introverse, non si sanno esprimere in un altro modo, oppure perché vogliono costruirsi un immagine diversa da quella che hanno in genere, c’è una motivazione più recondita rispetto a questo volersi dedicare alla scrittura?

Secondo me non si può fare anche una categoria di questo, io sono sempre stato appassionato dalle storie, dall’immaginifico dal cinema, dai fumetti e poi dai libri, quindi mi ci sono sempre immerso e anche a me piaceva immaginarle e scriverle, esprimere i miei sentimenti con la scrittura. Non avevo mai pensato di dedicarmi a scrivere un libro, perché pensavo fosse una cosa lontana dal mio quotidiano, pensavo che fosse una cosa come un dono, invece no, su questo mi sono ricreduto, basta avere qualcosa da dire e poi per quello del perché lo si fa, io per quanto mi riguarda, sì, io avevo delle parti inespresse, che secondo me ho accantonato per necessità, per quieto vivere, perché avevo problemi più urgenti, quando ho raggiunto altre cose, mi sono potuto dedicare e non ho avuto timore di esprimermi. Perché poi si tratta pure di mettersi a nudo, uno pensa di no, pensa di mascherarsi ma in realtà, io mi sono accorto che tante volte scrivo delle cose a me sembra una cosa a chi la legge ne percepisce un’altra, ma vera lo stesso, che tu non pensavi di aver detto[…].

Francesco ti ringrazio molto per questa intervista.

[1] Rita Carla Francesca Monticelli, autrice self publisher che ha segnalato Francesco Zampa.

Annunci

Informazioni su nunziassuntadaquale

Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Interviste e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Intervista a FRANCESCO ZAMPA

  1. newwhitebear ha detto:

    Un’intervista molto interessante. Domande intelligenti e risposte chiare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...