Intervista doppia: Andrea Marinucci Foà e Manuela Leoni, il Self publishing a Quattro mani!

Andrea&ManuelaANDREA MARINUCCI FOA – MANUELA LEONI

Andrea Marinucci Foa e Manuela Leoni hanno rilasciato un’intervista face to face nel loro appartamento sito in Roma. La particolarità di questi due autori, coppia anche nella vita, è la loro scrittura a quattro mani che ha prodotto svariate opere e offre numerosi spunti di riflessione. Andrea e Manuela sono autori indipendenti di narrativa di genere, prevalentemente fantastica (fantasy, fantascienza, sword & sorcery). Lavorano nell’innovazione, nella comunicazione, nella formazione, nell’informatica e nell’editoria; curano il blog letterario a4mani.altervista.org, dove si trova buona parte del loro materiale. Tra le opere più significative sono da menzionare: Jacques Korrigan a Brocéliande su Ilmiolibro.it; Tre di Spade su Youcanprint (2014) e La Cenere e la Sabbia in A.A. V.V. – Amore e Morte – Edizioni Esordienti Ebook (2014). L’ultimo libro è LUCE E OMBRA uscito a  Novembre 2015, distribuito su Youcanprint.it e su Amazon.

 

Ciao Andrea e ciao Manuela, acconsentite alla registrazione di questa intervista?

A. Sì

M. Sì

Allora se mi volete parlare della vostra esperienza, come vi siete approcciati a questa pratica del Self publishing, insomma come è nata questa idea.

A. L’idea è nata soprattutto perché c’è una certa difficoltà ad arrivare agli editori, nel senso ormai pochi editori fanno letture e danno risposte. Più delle volte promettono una risposta in caso solo positivo e dopo diciotto, dodici, otto mesi. Noi avevamo scritto un libro e non avevamo idea se il libro si leggesse o no, nel senso lo avevamo fatto leggere ad amici, a un certo numero di lettori che adesso si chiamano lettori beta, quelli che danno una mano per vedere se la trama regge, però insomma… prima di mettersi a fare, prima di ammantarsi come scrittori, uno vuole appurare se il libro comunque avesse potuto incontrare diciamo un interesse nel pubblico vero per cui essendoci il Self publishing uno ha provato.

Quindi non è una sorta di ripiego, più un test.

A. E’ un modo per mettersi alla prova e verificare se si riesce a scrivere un romanzo vero, perché un romanzo non è solo fatto di parole ma è un progetto un po’ più complesso, come uno spettacolo, si deve reggere per trama, per personaggi, per ritmo, per linguaggio, insomma deve essere una cosa che viene trattata dal lettore come un libro vero e non sapendo, uno ha detto:«mettiamoci alla prova,  facciamo questa cosa de “Il mio libro”», che poi va anche sulla Feltrinelli anche se poi lì non è stata un’esperienza molto buona. La piattaforma l’abbiamo trovata dopo due anni.

Difficoltà tecniche?

A.  Difficoltà tecniche ci sono state perché allora erano nel 2011 e “Youcanprint” e “Il miolibro” avevano delle difficoltà tecniche al sito, vicino al Natale.

Stiamo parlando di cartaceo?

M. Noi abbiamo fatto tutte e due, sia cartaceo che ebook.

A . Difficoltà soprattutto nella composizione della copertina, per cui abbiamo provato un giorno intero.

M. La copertina non è venuta come volevamo. Era limitato e anche i caratteri non erano quelli che volevamo.

Perché queste piattaforme hanno un format per la cover?

A. Adesso non so come è diventato, sono passati due anni, magari è cambiato, è meglio, non so…

Perché in alcuni casi tu la realizzi e poi la carichi direttamente, come Amazon.

A. Sì, invece lì era limitato lo spazio e non si riusciva a fare.

Questo era la difficoltà maggiore, mentre per il discorso dell’editing?

A. No, l’editing noi lo facciamo da soli, perché lo facciamo professionalmente per cui non ho bisogno di un editor.

M. Sì semmai avrei bisogno dell’ultimo controllo, perché avendo scritto ed editato noi, insomma, c’è il rischio che scappi qualche refuso, oppure che il nostro giudizio sia viziato dal fatto che uno se lo scrive non vede più gli errori e le incongruenze, per cui anche in quel caso i lettori aiutano molto, tra i nostri amici noi abbiamo scelto un campione molto eterogeneo per aiutarci nella rilettura.

Parlando di genere, voi avete un target definito, un genere specifico, oppure magari spaziate a seconda degli argomenti.

A. Noi scriviamo molto quello che si chiama sword & sorcery per cui principalmente siamo sul fantastico, Manuela scrive un po’ di più di racconti sentimentali e io mi occupo più sulla fantascienza e insieme scriviamo fantasy.

Un genere di nicchia?

A. No, secondo me se lo vuoi paragonare a qualcuno io come modello prenderei Cripton, perché ha lo stesso meccanismo, cioè prende le cose reali e poi dopo c’è invece una parte che è completamente di fantasia.

Quindi una volta pubblicato, che strategie di marketing adottate, se le avete adottate, oppure cosa avete pensato?

A. Per la strategia di marketing, il problema non è tanto conoscerla, ma avere le risorse necessarie per affrontarla, perché sì, le cose principali sono: la pagina Facebook,  farsi il blog e scrivere ogni tanto un articolo inerente la letteratura,  fare recensioni agli altri, in modo da convogliare il traffico sul blog e poi anche farsi conoscere attraverso racconti promozionali, gratuiti, partecipare ai concorsi, partecipare alle discussioni nei gruppi. Tutta un’attività professionale che è anche molto divertente, perché poi si conoscono delle persone che si promuovono e si scambiano i punti di vista.

Vorrei approfondire un aspetto che mi interessa, e cioè il discorso di frequentare gli stessi gruppi, dato che alla fine le persone sono sempre quelle, perché tutti fanno la stessa strategia, può portare a una sorta di autoreferenzialità? può diventare un circolo vizioso?

A.  Non credo perché è molto difficile vendere all’interno dei gruppi di scrittori, perché è un po’ come organizzare un viaggio per vendere pentole a un gruppo di venditori di pentole!

Perché allora nei gruppi di scrittura esiste il fenomeno dello spam? Se non è diretto a un altro autore, allora perché pubblicizzo il mio libro in quel gruppo?

A. E’ un errore di target, nel senso che lo spam all’interno dei gruppi gli autori lo fanno perché sono iscritti lì, non tanto perché sperano di vendere il libro, ma per trovare sostegno, per non essere da soli ad affrontare la promozione, cercano quindi consigli, sostegno, compagnia, la vedo come un’attività sociale, nel senso che chi si autopromuove è solo, può avere dei manuali di riferimento, ma non avendo un editore si è completamente soli, l’editore è un sostegno importante.

Però c’è anche chi sostiene che ci sono piccole case editrici, che nei confronti dei loro autori non fanno assolutamente un’attività di promozione, anzi lasciano l’autore a sé stesso e sono gli autori stessi che magari ci occupano di questo aspetto, secondo te è vera questa cosa?

A. Sì, alcune sicuramente lo fanno, c’era oggi tutto un discorso su uno dei gruppi che sto seguendo, che è quello de “Il mondo dello scrittore”, alcune sì altre no, io conosco degli editori che lavorano molto sulla promozione degli autori e anzi loro si lamentano che gli autori si rifiutano di collaborare alle presentazioni che organizzano, quello che io faccio è di cercare di far incontrare l’editore con l’autore e di appianare questi equivoci, perché è vero che esistono le EAP che imbrogliano però è anche vero che ci sono degli autori estremamente arroganti che non sanno nulla del lavoro dell’editore che è un lavoro molto prezioso e quindi generalizzano e dicono: «ah ma gli editori qua e là» e invece gli editori dicono: «ah gli autori qua e là»… ma ragazzi allora incontratevi e parlate! In questo social parlatevi! Ed è un lavoro che secondo me è molto difficile, però per la cultura italiana è indispensabile, cioè quello di tracciare delle alleanze tra il lettore, l’editore e l’autore.

Secondo te le case editrici fanno attività di scouting attraverso il Self publishing, nel senso che guardano le classifiche, magari non leggono i manoscritti ma vanno direttamente sui social e sugli stores e tengono d’occhio chi è in alto nelle classifiche e magari fanno una proposta, succede questo?

A. Succede, lo fa anche Mondadori, è capitato a una persona che conosco che è stata contattata per un libro che ha scritto: “Omicidi in pausa pranzo”.

Quindi come giudichi queste classifiche?

A. Le classifiche sono prese come un numero attendibile, sono in effetti attendibili, però non hanno nulla del lavoro che dovrebbe fare lo scouting di un editore, perché quelle classifiche dipendono dal successo internet del libro, che è un meccanismo che premia il numero di amici e di contatti, per cui se uno parte con cinquemila amici e contatti ha un certo lancio, se uno parte con venti amici rimane fermo indipendentemente dalla qualità dell’opera, per cui per superare le proprie scelte c’è bisogno di una specie di meccanismo propulsivo.

M.. Passa parola, cose del genere.

A. Un passa parola con delle dinamiche più da matematica metrica, perché è come lanciare un razzo, bisogna superare l’atmosfera che è il limite delle proprie scelte.

Diciamo che secondo te il Self publishing senza la dimensione sociale, senza le reti network avrebbe avuto lo stesso sviluppo?

A. Secondo me non ci sarebbe proprio stato. Senza internet e senza la capacità, in funzione delle informazioni necessarie… le informazioni sono a disposizione di tutti.

M.. No aspetta, perché io invece non sono d’accordo. Il Self publishing esisteva anche prima, si andava in tipografia e si stampava uno numero x di copie e me le vendevo da sola, agli amici e mi mettevo il banchetto per strada, gli autori lo hanno sempre fatto ma non a livello così capillare, il fatto dei social e della diffusione sui social network ha reso questa cosa molto più larga, anzi, addirittura troppo larga.

Anche la tecnologia, cioè l’avvento dell’ebook, del libro elettronico ha contribuito a questo sviluppo?

M. Sì, certamente, per via dei costi. Per esempio noi non abbiamo speso niente per produrre il nostro ebook.

A. Mentre invece prima, tu andavi in tipografia e pagavi un certo numeri di copie.

Come certe casi editrici a pagamento?

A. Non tutte in realtà, alcune sono solo tipografie, altre invece ti chiedono un contributo, però poi magari fanno un’opera da editore, nel senso che ti promuovono, e quindi sono una via di mezzo, tra un editore tradizionale e una casa editrice a pagamento, non farei un calderone unico. Ce ne sono alcune che ti chiedono i soldi e basta che sono equivalenti al tipografo, e altre invece che sono piccole e non riescono ad affrontare la spesa del cartaceo e da sole e quindi ti chiedono un contributo e lì sta a te decidere se darglielo o no e anche cercare di capire se la casa editrice a cui ti sei rivolto è una seria oppure una solamente che spilla i soldi. Anche questo è un dibattito molto acceso nei vari gruppi.

M. Infatti diciamo che la questione principale è proprio il gruppo che ti aiuta a raccogliere le informazioni.

A. Questi gruppi sono importantissimi.

Magari un autore da solo non avrebbe saputo districarsi.

M. Infatti io prendo una casa editrice non so chi è, non so cosa fa, mentre qualcuno nel gruppo ci è passato e quindi ti dice se secondo lui può funzionare o no.

M. In tanti gruppi ci sono gli editori.

Immagino che in certi casi, nei casi degli editori meno chiari, il fatto che ci siano persone che sono in grado di spiegare agli altri come funziona oppure di metterli in guardia, potrebbe essere una questione che un po’ li danneggia..

M. Se non sei trasparente vieni senz’altro penalizzato!

Quindi se un domani il vostro libro avesse molto successo, un successo tale che viene un editor importante e vi facesse una proposta di pubblicazione…

M. Ah magari! Si perchéil libro avrebbe ha una diffusione diversa!

Quindi voi accettereste, nel caso di un grande editore?

M.. No anche di un editore medio, perché comunque è un’altra esperienza, comunque avrei altre cose da imparare sull’editoria. [anche professionalmente, avendoci già lavorato in una branca ben definita che è quella scientifica.

Il discorso della casa editrice comporta l’editor e una delle cose cui gli autori indipendenti difficilmente rinunciano è l’indipendenza a livello di scrittura, perche a volte viene imposto all’autore di cambiare parti della sua opera, sareste disposti ad accettare dei tagli o delle modifiche?

M.  Io non ho paura dell’editor perché l’editor non è un signore brutto e cattivo che vuole stravolgere la tua opera! Questo è quello che pensa la maggior parte delle persone ma l’editore lavora con l’autore e cerca di migliorare il materiale che ha in mano e di renderlo più comprensibile, a volte ci sono dei fili della storia che rimangono sospesi e si perdono e tu da autore non te ne rendi conto, invece chi fa l’editor seriamente si accorge di quali sono i fili sospesi, si accorge se magari una scena non viene rappresentata bene e per il lettore non è chiara, e poi un editor serio lavora con l’autore non prende il libro e ne fa quello che vuole, prende il libro segna le cose e magari da dei suggerimenti e parla con l’autore e insieme lo modificano, cambiano, insomma fa quello che deve essere fatto. Questo è il lavoro che fa un editor, e quindi non è un signore cattivo che arriva e stravolge la tua opera, io non mi sognerei mai di stravolgere l’opera di un altro. Certo se ci sono delle cose che non sono chiare dobbiamo arrivare a punto in cui riusciamo insieme a rendere chiara la cosa che stiamo cercando di trasmettere. Io ho sempre lavorato così anche sui testi scientifici. Tirare fuori la visione dell’autore migliorandola e se mai gli dare dei piccoli suggerimenti per tirare fuori le sue potenzialità, insomma è una cosa che va tutto a vantaggio dell’autore. Se un editor non lavora con l’autore non è un bravo editor, se io lo stravolgo e lo riscrivo da capo sono un gost writer! Non ho niente contro i gost writer… è un lavoro importante e ci sono tantissime persone che lo fanno.

Ma voi avete aperto un sito dedicato all’opera, un blog…

A. Noi abbiamo un blog e abbiamo il sito dei libri.

Quindi se dovreste fare un po’ il punto della situazione da quando avete iniziato, come vi è parsa questa esperienza?

A. L’esperienza è sicuramente molto molto positiva, nel senso che abbiamo scritto, abbiamo conosciuto lettori.

M. Siamo stati invitati a cena dai nostri lettori! Abbiamo anche avuto invito a un evento fatto sui nostri racconti,qualche mese fa in cui hanno letto i nostri racconti con la musica e due attori di teatro, ed è stata una bella esperienza…. Poi ci è toccato parlare con il pubblico 40 minuti ed è stato molto bello.

A. Niente fama, niente soldi,diciamo molta soddisfazione!Umanamente molto soddisfacente. Professionalmente molto appagante, certo se riuscissimo a tirarci fuori anche un po’ di soldi non sarebbe male… però lo so che in Italia gli autori self in genere non sono considerati!

Per una persona che ha già una attività primaria, il Self publishing è secondario secondo voi?

M. Per noi sì, perché per forza, avendo due figlie e una nipote non è insomma facile e avendo poi cominciato a fare gli autori self da poco abbiamo scritto insieme da sempre, da quando ci siamo conosciuti, quindi dai ventisei anni, ma non con l’intenzione di pubblicare! Non per pubblicare.

A. Non per pubblicare ma per il piacere di scrivere insieme.

Questo è un altro aspetto, il motivo per cui si scrive… lo si fa per sé, va bene, e rimane circoscritto nel famoso cassetto, ma se si decide di autopubblicarsi, fondamentalmente le motivazioni non sono sicuramente di tipo economico, cioè per fare soldi, e quindi alla fine quale è la vera motivazione? c’è un discorso di auto rappresentazione del sé perché magari si ha un carattere introverso, oppure perché si vuole comunicare qualcosa agli altri? quale è la motivazione che spinge?

M. Noi siamo stati spinti a pubblicare dai nostri lettori beta: “ah ma questo è fighissimo dovete pubblicare!” Ok, vabbè però poi a chi ci rivolgiamo? Gli editori ti rispondono un anno dopo… “Pubblicatelo da soli!” Sapevo dell’esistenza dei siti di Self publishing perché li avevo già usati per fare delle cose per noi, regali di Natale, e quindi sono stati i nostri amici lettori che ci hanno convinto! Anzi sbrigatevi”, ci hanno detto! Anzi sbrigatevi perché devo regalarlo per Natale.

Avete trovato differenza tra la pubblicazione cartacea e l’ebook a livello di diffusione? cioè nell’atteggiamento delle persone?

A. Innanzitutto noi abbiamo 50 anni, i nostri contatti hanno la nostra età mediamente, e abbiamo riscontrato una grande resistenza agli ebook. Io invece da quando ho scoperto l’ebook sono la donna più felice del mondo!Si però noi vendiamo pochissimi ebook e molto cartaceo.

Questa è la tesi del digitale divide. Però magari è diverso per chi è più giovane e quindi ha dei contatti più giovani.

A.  Esatto è completamente diverso.

Quindi è anche un problema generazionale.

A. Neanche tanto, le persone della nostra età che conosciamo sono comunque persone che non sono degli ignoranti digitali, ma il pregiudizio che il libro che deve essere cartaceo è dura a morire. E ’l’abitudine che il librodeve essere di carta, che lo devo tenere in mano, è quindi una questione di abitudine, io personalmente una volta scoperto che con quell’affarino posso portarmi dietro seimila libri, averli sempre con me, posso metterli alla dimensione che voglio e non ho bisogno degli occhiali per leggere. Posso leggere ovunque io vada,

M. L’ ereader è diventato l’amore della mia vita.

Come mai all’estero il mercato è molto più sviluppato, tipo in America, perché c’è questa diversità?

A. Il mercato americano degli ebook è molto più esteso. Primo perché hanno iniziato molto prima e poi perché loro sono più aperti alle novità.Noi siamo più resistenti, siamo più vecchi, più impostati, loro invece generalmente sono più aperti alle novità, più pronti ad andare oltre a provare qualcosa di nuovo. C’è l’ereader e allora proviamo con l’ereader, alcune cose sì, altre no… abbiamo delle resistenze molto forti.

Voi avete mai pensato di tradurre il vostro libro?

A. Sì, ci ho pensato. Tradurre bene costa molto, perché è giusto, cioè il lavoro di un traduttore è un lavoro di sei mesi, è un lavoro più di scrittura che di traduzione, quando tu traduci un libro non devi solo tradurre il suo contenuto ma essendo un romanzo devi rispettare il ritmo che l’autore ha dato e quindi è giusto che un traduttore bravo si faccia pagare. Io lo farei tradurre subito se avessi i soldi, al momento non lo posso fare perché non li ho. Anzi io ho iniziato a tradurne uno, abbiamo tradotto un pezzetto. Che poi comunque tradurre è un lavoro complicato.

Anche questo è uno scambio di conoscenza collettiva dunque…

M. Esatto!

Questo può aiutare molto un autore che non mezzi, esperienze…

A. La rete secondo me sì.Ci sono anche dei sistemi fatti apposta, dei network di traduttori per cui pubblicandolo in quella rete ci sono i traduttori che si offrono di tradurre nella lingua e prendono dei diritti di autore, per cui si può fare, però devi dare i diritti in esclusiva alla rete per la pubblicazione del romanzo. Le possibilità di tradurre ci sono, noi pensavamo addirittura di fare un crowdfunding per proporre la traduzione, per finanziarla, e vquindi farsi fare un preventivo.

Come penseresti di farla questa campagna?

A. Molto semplice, le campagne di crowdfunding sono fatte su dei portali che funzionano molto bene in America, ma in Italia no. In America c’è una vasta classe media che regala soldi per finanziamenti culturali, e questo per vari motivi: primo perché riescono a detrarlo dalle tasse, secondo perché è proprio un’abitudine connaturata al loro modo di pensare per cui per loro è normale finanziare volontariamente quel poco di welfare che hanno. Noi abbiamo un welfare molto più strutturato e però d’altra parte siamo molto carenti per esempio nell’offrire borse di studio, un po’ perché manca questa classe media che ha i soldi da investire, un po’ perché è difficilissimo detrarre qualcosa da qualche parte, perché è tutto burocratizzato e perché ci manca appunto questa voglia di fare in prima persona nel sociale, perché abbiamo comunque già meccanismi che elargiscono soldi a livello statale che molte volte vanno sprecati, questa è la mia personale opinione.

Riassumendo, evoluzione avrà il fenomeno del Self publishing? Si diffonderà, si estinguerà, oppure si affiancherà all’editoria tradizionale?

A. Secondo me il Self publishing non muore assolutamente, forse subirà una battuta d’arresto, nel senso che a un certo punto, secondo me ci siamo già, ci sono troppi ebook, per cui alla fine è come se non ci fosse niente! Per cui si ridimensionerà in un certo modo, e sopravviverà, perché per esempio nel mercato americano il Self publishing convive tranquillamente con l’editoria tradizionale, anzi ci sono molti autori che pubblicano in parte come self e in parte con l’editoria tradizionale, in equilibrio. Iniziano a nascere due modalità per la pubblicazione, una è Self publishing e l’altro è l’ indipendent publishing, indie.

Quale è la differenza?

A. La differenza in America è che l’indie è un autore che una capacità di muoversi molto elevata e spesso è un autore tradizionale, passato al Self publishing mentre il self publisher è un esordiente

Più amatoriale.

M. Si amatoriale, mentre l’altro è un professionista, tanto che a noi ci hanno detto: voi non siete self publisher, siete indie!

 

 

 

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Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
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