VIAGGIO MENTALE

Scopri chi sei e non aver paura di esserlo

Mahatma Gandhi

14078708444481_tnNel stanza in penombra osservo il gioco di ombre e luci che si riflettono sulla parete nuda, accanto al letto. La luce fioca ha assunto una sfumatura rossastra, il disco solare ha raggiunto il limite estremo dell’orizzonte, scomparirà completamente tra qualche minuto. Tante volte ho osservato il tramonto, dalla finestra della mia stanza, assaporando ogni istante di questo momento così magico, ammirando le pennellate di colori incredibili con le quali il giorno morente tinge il cielo e il paesaggio intorno. Oggi no, oggi le imposte sono socchiuse, ho bisogno di un’atmosfera intima, per confluire tutta la mia concentrazione su quello che sto per fare. Dal mio ritorno dal Nepal non ho fatto altro che pensarci. Seduta sul letto accarezzo il sacchetto di seta rosso che ho portato con me da quel lungo viaggio. Leggerissimo e morbido al tatto, chiuso con un laccetto color oro. Lo apro con molta cura. Le piccole foglie verde smeraldo, lucenti e profumate, stanno ordinatamente sistemate sul fondo ed emanano un odore dolce che non ho mai sentito. Mi sdraio, raccolgo una piccola foglia e la metto sotto la lingua, come mi è stato spiegato, non serve masticarla. Occorre solo chiudere gli occhi e concentrare il pensiero. La potentissima foglia di Butha consente di viaggiare nel tempo, di andare avanti o di tornare indietro, perché tutta la nostra vita è racchiusa nella mente. Questo mi ha spiegato Tahigir, il vegliardo che ho conosciuto sul monte Jasemba. La testa è come uno scrigno prezioso che racchiude il destino dell’uomo. Tutto è scritto, tutto è già stabilito…. ogni singolo istante della nostra esistenza è presente sin dalla nascita all’interno della coscienza umana. Se si vuole ricordare il passato lontano e conoscere il futuro basta solo “guardarsi” dentro. La testa inizia a girare. Ho come la sensazione di sprofondare nei meandri oscuri della mia mente. Ho iniziato il “viaggio mentale” tra i circuiti del mio cervello, tra le sinapsi intricate che emanano sprazzi di luce incandescente, mi accorgo che sono impulsi che prendono consistenza: immagini, parole, suoni, rumori, odori, sensazioni di gioia, dolore, tristezza, rabbia, felicità… tutto si fonde scorrendo all’indietro come il nastro impazzito di un rewind, nel quale mi rivedo come protagonista di un film che conosco. Stop. Prima tappa, faccio i conti col passato. Eccola di nuovo quella sensazione di disagio, ho appena compiuto quattordici anni e non sono più bambina, ma neanche ancora adulta. Mi sento fuori posto, eternamente in bilico. In un angolo ci sono le mie barbie, compagne di gioco fino a poco tempo fa. Come pensi che sarà il tuo futuro? Chiedo alla parte di me ancora adolescente. Ho un ricordo confuso su quello che avrei voluto fare. Mi piacerebbe girare il mondo. Risponde lei, con lo sguardo sognante. Certo, il sogno di tanti adolescenti. Partire, andare lontano alla ricerca della propria dimensione o semplicemente tentare di allontanarsi dai problemi quotidiani. Mi viene in mente mi madre. La rivedo sulla soglia della mia camera a rimproverarmi, a vomitarmi addosso parole. Ora si riaccende acuto quel senso di ribellione che guidava le mie reazioni. Sì, ora ricordo. Che cosa pensi di fare per cambiare la tua situazione? Le chiedo. Voglio sapere se il mio comportamento ha effettivamente cambiato la mia vita, se le mie aspirazioni erano plausibili e se sono riuscita a concretizzarle. Appena avrò diciotto anni andrò via di casa. Anzi, prima conseguirò il diploma di interprete, poi diventerò hostess e non tornerò più a casa. Perfetto. Niente di tutto questo! Mi agito, sento il torpore nelle ossa, mi formicolano le gambe, vorrei muovermi, ma non ci riesco. Se questi erano i miei progetti mi rendo conto di aver fallito. Non sono andata via di casa fino al giorno in cui ho deciso di sposarmi. Ora so perché l’ho fatto. Dopo il diploma non sono riuscita a trovare il lavoro che avrei desiderato e mi sono aggrappata al primo uomo di passaggio, al primo che è stato in grado di garantirmi la fuga. Ora sono intrappolata in questo rapporto da circa vent’anni, una sorta di gabbia d’oro dalla quale vorrei evadere, di nuovo. La mia vita come eterna fuga. Fuggo continuamente dalle mie responsabilità, dalla decisioni che continuo a delegare agli altri. Riuscirò un giorno a liberarmi? Un salto nel vuoto, nel futuro. Sento il mio corpo perdere quota, come se scendesse ancora più in profondità. Sento le membra diventare sempre più pesanti, vorrei aprire gli occhi ma il mio corpo è come ibernato. Il mio aspetto è mutato, vedo me stessa visibilmente invecchiata. La prima domanda è repentina, veloce, incalzante. Dimmi com’è andata… cosa ne ho fatto della mia vita. La libertà… l’ho conquistata? Quella sorta di ologramma mi sorride. Mi osservo dall’esterno ma al tempo stesso sono al suo interno, percepisco i suoi pensieri, le sue emozioni. Le risposte arrivano, immediate. La libertà, un concetto così difficile da interpretare. Forse ora sono libera dai legami, Luca se ne è andato cinque anni fa. Ora a sessantasette anni mi godo la meritata pensione. Posso affermare di essere finalmente libera? Nonostante l’età non credo di aver acquisito quella famosa saggezza che porta con sé il trascorrere del tempo. Ho ancora quella insicurezza che avevo a quattordici anni, anzi, forse con il tempo è aumentata. Sono libera dai legami sociali, dalle incombenze del lavoro, decido della mia vita e dispongo delle mie cose, ma in fondo non mi sono mai liberata da me stessa, dal mio modo di essere. Un pesante fardello che trasporto sulle mie spalle fragili, un peso sempre più grande che mi porterò fino alla fine dei miei giorni. L’immagine piano si dissolve, ora che ho avuto le mie risposte posso tornare alla realtà. Pian piano il corpo diviene leggero, provo a muovere le dita, riesco ad aprire gli occhi. La stanza ora è completamente buia. Mi sollevo e rimango seduta sulla sponda del letto, le membra ancora intorpidite, la mente ottenebrata dallo stordimento, l’animo turbato. Raggiungo la finestra, spalanco le imposte. La luna ha compiuto il suo percorso, ora si staglia nel manto nero della notte. Respiro profondamente, l’aria sa di resina e aghi di pino. Allora è vero che nella vita a volte è impossibile cambiare? Chissà se ha un senso cercare un percorso diverso, nell’illusione di sovvertire lo stato delle cose. Forse il destino di ciascuno è già scritto, l’insicurezza dell’adolescenza mi tiene ancora compagnia e sarà con me fino alla fine. Tirò fuori dal sacchetto le foglie, le lascio cadere, brillano alla luce della luna. Il viaggio per me è finito o forse chissà, sono ancora in tempo per decidere se accettare il destino, oppure lottare, incanalarmi in un tortuoso cammino e raggiungere finalmente la meta…

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Informazioni su nunziassuntadaquale

Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
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Una risposta a VIAGGIO MENTALE

  1. newwhitebear ha detto:

    Un viaggio nel tempo tra i mendri della mente. Non male l’ambientazione e le riflessioni. Si legge fluidamente. Secondo me dovevi dagli più ritmo. Capisco che il ritmo slow discende dal viaggio in Nepal ma il lettore, io lettore, l’avrebbe preferito più asciutto e incalzante.

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