IL SELF PUBLISHING A “PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI”

IL SONNO DELL’EDITORIA GENERA AUTORI

Il fenomeno del self publishing e le nuove frontiere dell’editoria.

Questo è il titolo di incontro che si è tenuto e a cui ho avuto modo di partecipare nell’ambito della manifestazione Più libri più liberi dal 4 all’8 dicembre a Roma. Alla discussione sono intervenuti Andrea Libero Carbone, editore e Marco Croella in rappresentanza di Narcissus.

Il dibattito viene aperto da Andrea Carbone che chiede al pubblico se sanno cosa è Smashwords e se sono presenti self publisher. In pochi alzano la mano, Carbone sorride come voler sottolineare l’esiguità del numero e fa una precisazione circa il self publishing e la vanity press, due cose a suo parere ben distinte. All’origine comunque di tutto egli pone sicuramente la svolta digitale, che ha permesso l’emergere di questo fenomeno che in Italia, secondo lui, praticamente non esiste.

A sostegno di questa ipostesi Carbone cita i dati di Eurobarometro dai quali emerge la scarsa partecipazione degli italiani alle attività creative. Nello specifico sottolinea il misero 2% che riguarda appunto la scrittura creativa, quando in Europa il dato rileva un soddisfacente 5%. Le motivazioni sono varie, ma il dato più importante riguarda la mancanza di interesse che si esprime con una percentuale dell’11%. In definitiva questi sono i dati più importanti per affermare che il self publishing, in Italia, non è assolutamente in espansione, anzi, è talmente esiguo che potrebbe anche non ritenersi un fenomeno.

Perché dunque se ne parla tanto? Secondo Carbone si vuole sottolineare la carica ideologica del fenomeno che mira alla decostruzione delle agenzie di intermediazione in quanto si ritiene che pubblicare sia diventato un diritto e che ora il self publishing rappresenti un accesso indispensabile per farsi conoscere dalla comunità dei lettori. Questa operazione viene innanzitutto facilitata dalla tecnologia che permette agli autori di auto-pubblicarsi in tutta autonomia, senza ricorrere alle piattaforme di servizi editoriali. Ma tutto questa produzione ha saturato il mercato soprattutto per la mancanza di filtri, creando così un overload di informazioni che a volte confonde il lettore che ricorre sempre più alle nuove forme di intermediazione per trovare quello che sta cercando o che lo potrebbe interessare. Si assiste quindi alla tenuta dei filtri cognitivi che sono ora rappresentati dagli aggregatori di contenuti come Facebook e altre piattaforme di social networking più specifiche.

Marco Croella, in rappresentanza di Antonio Tombolini, fondatore di Simplicissimus e Narcissus (piattaforma dedicata proprio al self publishing) ritiene di non essere d’accordo con le affermazioni di Carbone, soprattutto con quella secondo la quale il self publishing non esite. Secondo Croella i dati vanno letti nel contesto e a parte il panorama italiano, che conta ben 4000 editori il mercato digitale deve essere considerato diversamente, dato che è diffuso a livello globale.

Riguardo poi i fenomeni delle EAP (case editrici a pagamento) e la vanity press, Croella afferma che sono fenomeni che andranno sicuramente a declinare e anche gli editori in genere avranno vita molto dura, in quanto, in sintesi, il grosso problema delle case editrici tradizionale riguarda i resi, che rappresentano un costo che a volte difficilmente riescono ad ammortizzare.

Riguardo alla diffusione digitale in Italia siamo sotto al 10% ma l’andamento è comunque in crescita.

Oggi un autore può trovarsi davanti a varie opzioni: può decidere di farsi pubblicare da un editore, oppure di auto-pubblicarsi ricorrendo a servizi di terzi, come per esempio un correttore di bozze. Riguardo al sovraccarico di informazioni vengono adottate diverse soluzioni e gli stessi stores, in cui sono presenti una quantità enorme di titoli, attuano dei filtri in base a diversi criteri, creando classifiche e fornendo una sorta di consigli per gli acquisti. Croella ritiene comunque che gli editori tradizionali sopravvivranno, soprattutto grazie all’opera di accrescimento dei testi che vengono pubblicati e al filtro culturale applicato attraverso un’attenta selezione; quelli che moriranno sono invece sicuramente gli editori che attuano una “pesca a strascico” quelli che pescano cioè nel mucchio, alla ricerca di prodotti di qualità. Molte sono le case editrici che utilizzano il self publishing per fare attività di scouting, alla scoperta di nuovi talenti e infatti non pochi sono gli autori che si servono di questa pratica per farsi conoscere e arrivare così alla pubblicazione con un editore tradizionale.

Il dibattito prosegue tra una battuta e l’altra, toccando molti aspetti interessanti come quello della esternalizzazione dei servizi di editing, di grafica e altri aspetti che riguardano la pubblicazione, a cui l’autore self può ricorrere autonomamente senza l’intermediazione delle case editrici o delle piattaforme di servizi che sono spuntate ovunque a seguito dell’espandersi del fenomeno del self publishing.

Secondo Croella il mercato della distribuzione legato all’editoria digitale è dominato da quattro operatori:

Mondatori, Edigita, Narcissus e Bookrepublic, che rappresentano le tessere della concentrazione orizzontale che riproduce le stesse dinamiche dell’editoria cartacea, anche se la distribuzione del digitale è sicuramente più semplice e può raggiungere paesi esteri senza le difficoltà di ordine materiale che caratterizzano il mercato cartaceo tradizionale.

Alla fine della discussione entrambi i relatori rimangono ben saldi sulle proprie posizioni ma sicuramente, si può senz’altro affermare, che la svolta digitale sicuramente produce effetti importanti nel mondo dell’editoria digitale e di riflesso in quella tradizionale, a prescindere dei dati citati.

Ritengo che comunque sia mancato l’intervento di chi in prima persona ha vissuto l’esperienza del self publishing, in quanto se da una parte Carbone ha rappresentato il suo punto di vista come editore, giustamente coinvolto negativamente da questo fenomeno, Croella è l’esponente di quella categoria di piattaforme che sull’auto-pubblicazione stanno creando un vero e proprio impero editoriale digitale. Manca, secondo me, il principale protagonista di questa pratica: l’autore o meglio il self publisher.

Sarebbe stato interessante conoscere le motivazioni che spingono gli autori a ricorrere al self publishing, in modo da poter tracciare una seppur parziale linea di riferimento per comprendere quale futuro potrà avere questo fenomeno, non sono infatti d’accordo con quanto affermato da Carbone, cioè che il sefl publishing in Italia non esiste! Se si considerano tutti i servizi editoriali che proliferano in rete, le piattaforme di scrittura creativa e quelle di distribuzione, si può avere una visione ampia del fenomeno e se ne può di sicuro riconoscere la portata.

Per ben due giorni sono stata presente alla fiera di Più libri più liberi e ho potuto constatare come l’editoria digitale sia stata praticamente assente sia negli stand editoriali che nei dibattiti e workshop, tranne per il caso di questo breve intervento di cui vi ho parlato. Mi domando se sia stata una scelta ben precisa, quella di limitare e quindi oscurare il fenomeno digitale, l’ebook è stato eclissato dalla marea di carta ostentata dai piccoli editori che ancora cercano di presidiare il mercato legato ai libri. Soltanto in qualche sporadico caso alcune case editrici, quelle più giovani e quindi con uno staff più innovativo, erano presenti anche con le edizioni digitali dei propri libri, quindi si tratta di una doppia versione per lo stesso testo. Nessun ebook puro, nessuna casa editrice digitale.

Sono rimasta alquanto delusa, anche perché sto constatando che l’idea di leggere tramite i dispositivi dedicati ai libri digitali stenta a trovare diffusione, la maggior parte delle persone che conosco si rifiutano di adottare questa modalità di lettura per le più svariate motivazioni, che riguardano tutte, in generale, la cultura digitale. Molti non posseggono un ereader, non sanno attivare un account per acquistare libri sugli stores, non hanno dimestichezza nello scaricare software per poter leggere gli ebook sul proprio pc e via discorrendo. Problematiche che sono inerenti alla scarsa alfabetizzazione digitale, per cui l’Italia risulta essere tra gli ultimi posti nella classifica europea e mondiale.

Io ritengo che queste manifestazioni potrebbero essere degli ottimi driver per veicolare la cultura digitale, per insegnare ai lettori che un libro à un libro, anche se in una versione diversa. Ma l’educazione tecnologica tarda a farsi strada, anche per il forte ostruzionismo che viene dalle case editrici tradizionali che vedono nel digitale un temibile avversario. Eppure il digitale abbatte i costi di produzione e distribuzione, non crea resi e le possibilità di espansione sono molto più ampia.

In definitiva il cambiamento deve avvenire su diversi fronti, a diversi livelli e soprattutto a opera delle nuove generazioni.

 

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Informazioni su nunziassuntadaquale

Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
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9 risposte a IL SELF PUBLISHING A “PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI”

  1. Marco Frullanti ha detto:

    Bell’articolo! Nel mio piccolo, posso ipotizzare che non ci sono stati editori digitali a Roma forse non per un ostruzionismo degli addetti ai lavori ma perché, in generale, le fiere “tradizionali” sembrano poco appetibili, al netto dei costi (piuttosto alti).
    Noi di Nativi Digitali Edizioni preferiamo puntare su eventi e fiere “alternative” come il Fruit Exhibition il prossimo weekend a Bologna!

  2. Allora ne approfitto per chiederti di avvisarmi quando ci saranno queste fiere “alternative” sarò ben lieta di partecipare, purtroppo Bologna non è a due passi e quindi non appena ci saranno eventi nei pressi di Roma, sicuramente non mancherò! Grazie della visita…

  3. kuetz ha detto:

    L’ha ribloggato su PubblicareSulKindlee ha commentato:
    Condivido volentieri con voi questo interessante post di negliocchinelcuore
    L’autrice ci racconta in maniera asciutta e precisa i contenuti del dibattito “Il fenomeno del self publishing e le nuove frontiere dell’editoria”, e aggiunge alcuni suoi commenti personali. Particolarmente interessante (e giustamente rimarcato nell’articolo), è il fatto che al dibattito non fossero rappresentati propri gli autori!
    Cioè, un dibattito sul self-publishing in cui non si è invitato neanche un autore autopubblicato!
    L’editoria italiana, digitale e non, continua ad avere il brutto vizio di volersi solo specchiare in se stessa.

    Un saluto e buona lettura

    • Ti ringrazio per la condivisione e per le belle parole di commento che hai speso per il mio articolo. Sono una convinta sostenitrice della cultura digitale e credo che ci sia molto lavoro da fare per arginare il divario che separa il nostro paese dal resto del mondo… iniziamo condividendo le nostre idee e diffondiamo la nuova cultura… 😉

  4. newwhitebear ha detto:

    Il primo problema delle fiere letterarie per l’editoria digitale è che è quasi impossibile scaricare i testi digitali, mentre è più facile vendere un libro cartaceo.
    Seconda motivazione, ma non ultima, è che un libro cartaceo si può scegliere e sfogliare, leggendo qua e là qualcosa. Ben più complicato è farlo tramite ereader. In conclusione servono eventi tagliati su misura per l’editoria digitale.
    Veniamo al self publishing. Questa è stata la risposta agli EAP e alla difficoltà di trovare editori disposti a rischiare sun un titolo. Se poi ci mettiamo la vanità personale, quella citata da Carbone, il gioco è fatto.
    Da noi il self publishing è una nicchia, nel mondo anglosassone no.
    Io ho autopubblicato qualcosa (qualche romanzo iniziale e raccolte di poesie) ma più per avere un supporto cartaceo personale che velleità di vendere qiualcosa.

  5. Riguardo al discorso delle fiere letterarie è che c’è l’esigenza di innovarsi, di trovare delle soluzioni anche per gli ebook, è proprio questa la sfida! occorre ideare modalità diverse per poter visionare anche i contenuti digitali. Secondo me l’ebook offre delle soluzioni che fino a ora non sono state sfruttate, pensiamo per esempio ai testi per bambini… potrebbero diventare interattivi, con musiche, filmati e cose di questo genere… insomma la tecnologia potrebbe valorizzare la fruizione degli ebook. Infatti credo che per questo tipo di prodotto debbano essere creati degli spazi appositi, ma ciò non toglie che potrebbero essere ritagliati all’interno delle fiere tradizionali, visto che sono ancora molto frequentate! Per illustrare i contenuti si potrebbero utilizzare dei video, dei booktrailers oppure delle letture collettive… insomma volendo qualcosa si trova. Il self publishing ancora non è ben definito come fenomeno, c’è una varietà di comportamenti e motivazioni, infatti lo scopo della mia tesi è di cercare di trovare la risposta a tanti quesiti… e soprattutto quale sarà il futuro di questa pratica culturale che è originata soprattutto dal web 2.0 anche se nel passato lontano anche la Woolf e Joyce ricorsero all’autopubblicazione… Da noi è una nicchia se si considerano i lettori, la maggioranza delle persone si rifiuta di leggere gli ebook, ma la produzione sta saturando il mercato! ci sono molti più scrittori che lettori. Rispetto ai paesi anglosassoni siamo come al solito indietro di qualche anno, ma credo che col tempo ci adegueremo al loro trend. Il grosso problema è rappresentato ancora dal divario digitale, l’alfabetizzazione a questo livello è scarsa, soprattutto negli adulti, spero sempre che le nuove generazioni siano di in grado di cambiare le cose, semprechè l’emigrazione non ce li porti via…

  6. Margherita ha detto:

    Ciao, articolo utile. Lo sto citando all’interno della mia tesi specialistica su Self publishing e social network sites che discuterò a marzo. Anch’io studio Comunicazione alla Sapienza. Grazie.

  7. Pingback: Che cos'è il self publishing

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