Intervista Adriano Visconti

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Con l’intervista di oggi mi appresto ad esplorare l’affascinante mondo del teatro. Ho infatti il piacere di ospitare  Adriano Visconti, una divertente maschera di teatro! Adriano è impiegato da circa trenta anni nel settore bancario, un’occupazione molto diversa dalla sua passione. Scopriamo dunque come nasce questo strano connubio.

-Ciao Adriano, raccontaci un po’ dei tuoi esordi. A parte il discorso sulla compagnia teatrale che hai fondato e di cui parleremo in seguito, siamo curiosi di conoscere in che occasione è nata la tua passione per il teatro, dal punto di vista emotivo, cioè quando hai capito che il teatro avrebbe fatto parte della tua vita, anche se, in maniera secondaria.

Non riesco a pensare al momento esatto in cui è nata questa passione. E’ certo che fin da bambino mi divertivo a recitare qualsiasi cosa anche in casa, con i miei fratelli si organizzava un piccolo teatrino e poi negli anni sessanta, quando in tv c’erano solo due canali, il venerdì sera sul secondo c’era la prosa ed era un appuntamento fisso al quale mia madre non mancava. Ma soprattutto gli innumerevoli film di Totò che venivano proiettati nei cinema di periferia, che hanno fatto crescere in me una passione quasi maniacale tanto da collezionare tutti i suoi oltre 90 film e tutti gli interventi da lui fatti in televisione… Da lì poi le prime recite scolastiche e piano piano… Probabilmente nel tempo, questa passione innata prende più corpo e forma anche dal desiderio di evasione da una professione sicuramente molto interessante ma molto etichettata e di forma. Forse è solo questo ciò che unisce e nello stesso tempo divide le due cose, come una linea segnata in terra dove, al di qua c’è il serio e professionale consulente finanziario ed al di là la macchietta Scarpettiana. Di certo è che l’uno fa finta di non conoscere l’altra e viceversa. 

-Nella tua biografia è specificato che hai iniziato come periodo storico negli anni 80 fondando la compagnia “I Guitti” e con la quale hai portato in scena diversi lavori in giro per il centro Italia. Che ricordo hai di questo periodo?

Sicuramente le prime forti scariche di adrenalina quando vedevo aprire il sipario e l’iniziare a respirare quella certa aria magica fatta di camerini, scene, luci. L’esperienza con “I Guitti” è durata circa 6 anni ed è stata molto utile ma soprattutto divertente.

-Nel 1992 hai anche ricevuto un premio della FITA, come miglior attore caratterista della stagione teatrale precedente. Come mai allora, dopo aver conseguito questo importante riconoscimento a livello pubblico, che sicuramente avrà reso ancor più forte il tuo interesse verso il teatro, non hai fatto la scelta di proseguire per questa strada in maniera esclusiva, cioè di farne una vera e propria professione artistica?

Duole ammetterlo ma purtroppo la scelta è stata solo di carattere finanziario, all’epoca erano già venti anni che lavoravo in banca e nel frattempo la famiglia era cresciuta…

-Un altro snodo significativo della tua carriera teatrale è stato l’incontro con Antonio Lopez, col quale hai lavorato per lunghi anni fino ad oggi, nell’ambito della compagnia teatrale che porta il suo nome. Come consideri questo rapporto? Ritieni che questo personaggio particolare sia stato per te una sorta di mentore, di guida?

Quello con Antonio è un sodalizio che dura ormai da venticinque anni. All’inizio si unì alla prima compagnia insieme a Tina Grimaldi, anche lei colonna portante del nostro gruppo, e successivamente fondò l’attuale con diversi elementi della precedente, ormai non più presenti. Più che mentore o guida, con Antonio c’è un rapporto di collaborazione completa, da parte mia sento di averlo consigliato molto sui trucchi del mestiere anche se una predisposizione genetica, per così dire è presente in tutta la famiglia Lopez… Non parlo solo dei nipoti, Massimo Lopez su tutti e i suoi fratelli, famosi quanto lui come registi attori e doppiatori, ma anche dei figli di Antonio, Fiorella Stefano e Roberto, tutti nell’ambito teatrale per passione e per passata professione. A lui, invece, devo sicuramente l’avermi insegnato a parlare una lingua viva quanto difficile che è il napoletano. Ricordo i primi tempi quando mi diceva: -Non ti sforzare ad imparare accenti e vocaboli… Tu parlerai napoletano quando inizierai a pensare napoletano, perché il napoletano non è un dialetto, è una lingua, nasce da contesti storici e filosofici che nulla c’entrano con quelli italiani. La napoletanità è uno stile di vita, assorbi quello e poi tutto il resto scivolerà da solo…”. E così è stato. 

Il vostro repertorio artistico comprende moltissime commedie appartenenti al teatro classico napoletano, troviamo infatti autori come E. De Filippo, E. Scarpetta. Come mai questa scelta di genere così precisa e anche così difficile, dato che opere teatrali come per esempio “Natale in casa Cupiello” oppure “Napoli Milionaria” di Eduardo raramente vengono rappresentate a causa dell’importante eredità di cui sono espressione, avendo avuto interpreti indimenticabili e ineguagliabili!

Hai citato due opere di Eduardo che sono pietre miliari del teatro napoletano, sicuramente difficili da rappresentare ma non impossibili se lette nella chiave giusta. Ci piace alternare le commedie più serie con quelle meno serie, perché mettersi in gioco con qualcosa di impegnativo è sempre una sfida che ci affascina ed anche perché comunque esiste un filo conduttore che è quello della comicità; anche nei lavori di Eduardo, quelli più impegnativi, c’è sempre un accenno all’ilarità, al sorriso, anche se amaro. Ad esempio in “Filumena Marturano” la figura Alfredo Amoroso, braccio destro di Domenico Soriano, in “Natale in casa Cupiello” il continuo alterco tra zio e nipote o l’ottusa ostinazione a non accorgersi di ciò che gli capita intorno allo stesso protagonista, oppure l’ultima scena del secondo atto con le stelline di Natale; il serio e il meno serio si alternano nelle commedie di Eduardo… ricordo perfettamente che ogni sera, dopo aver sorriso per tutta la commedia, all’ultima scena, piangevamo realmente tutti sulle ultime parole di Luca Cupiello. Per quanto riguarda i lavori di Scarpetta o le Pochade in genere, lì lo spirito libero dell’interpretazione spazia senza confini… (il terzo atto della commedia “Chafè chantant” è “a piacere”!). Personalmente trovo molto difficile interpretare commedie di Eduardo, perché il copione deve essere rispettato alla lettera e tutto deve filare come scritto dall’autore, ed è per questo che in questi lavori il ruolo di protagonista è coperto da Antonio, per il fisico ma soprattutto perché più riflessivo ed Eduardiano del sottoscritto. Viceversa nelle situazioni comiche, sono io che ricopro la parte di Felice Sciosciammocca e come aveva fatto scrivere sulla sua villa lo stesso Scarpetta… Qui rido io!

-Come hai superato le difficoltà legate all’utilizzo del dialetto napoletano? Tu sei romano di nascita e indubbiamente non deve essere stato facile recitare in una lingua così particolare, così piena di espressioni verbali talmente caratteristiche, che a volte neanche la traduzione italiana riesce a spiegarne il vero significato, legato magari a tradizioni e pratiche di vita quotidiane molto localizzate.

Come accennato prima il tutto è scattato dopo esser riuscito a vedere le cose sotto un certo aspetto, fermo restando che devo riconoscere a Tina Grimaldi il merito di tantissime cose che mi ha insegnato. Tina è un’attrice fantastica, anche lei premiata nel 1991 come migliore attrice protagonista dalla F.I.T.A., è la “Mamma” della Compagnia una persona umile e prodiga nel ricevere e dare consigli. Oltre lei mi sento di dover qualcosa a Vincenzo Pignalosa

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Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
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