La Verità

Racconto ispirato al testo della canzone di Povia: http://www.youtube.com/watch?v=3HqVho-Omi8&feature=youtu.be

La stanza è semibuia, solo un pallido chiarore filtra dalle tapparelle abbassate. Il ronzio elettrico dei macchinari è un sottofondo che non l’abbandona mai, nella flebo accanto al letto la goccia scandisce il tempo, un tempo sempre uguale a sé stesso, immobile e terribile.
Sua madre le siede accanto quasi in ogni momento, la immagina con quella sua espressione dolce, le parla, ma Lucia non può rispondere.
Quando si è condannati all’immobilità ci si muove col pensiero.
Quanto camminare!
Vagare senza meta nelle strade affollate, osservare lo scintillio delle vetrine, ascoltare il rumore del traffico.
Passeggiare tra i colori autunnali del parco, sul tappeto di foglie gialle e rosse, con quelle striature così particolari e quel tramestio di passi che tanto le piace.
Ma il dolce sussurro della madre la strappa dalle sue fantasie e la riporta bruscamente all’opacità della vita reale, in quel silenzio ovattato che odora di disinfettante.
L’infermiera dice qualcosa, sembra di stare in chiesa; tutti parlano sottovoce quasi che un suono troppo forte potrebbe nuocere a quell’equilibrio perpetuo, condanna senza fine.
Come vorrebbe dire a sua madre di aprire le finestre e lasciare entrare il sole!
Quale desiderio struggente di poter intravedere almeno uno spicchio di azzurro e le nuvole candide di zucchero filato. Ricorda che le piaceva sdraiarsi sull’erba e provare ad individuare nel cielo le forme di animali e di cose per seguirle con lo sguardo verso un punto indefinito, lontano e irraggiungibile.
Ora invece immagina il soffitto incolore e freddo della stanza.
Sua madre continua imperterrita a ricamare le sue iniziali, su quelle lenzuola che non userà mai. Con pazienza e dedizione quel filo colora lo spazio vuoto, di un bel colore azzurro, il suo preferito. Un lavoro faticoso che la donna ha iniziato quando lei era ancora piccola e ha continuato fino a ora riponendo la biancheria linda in un grosso baule. Nonostante le resistenze di Lucia, da sempre infatti lei aveva ribadito che non si sarebbe mai sposata, che invece avrebbe desiderato girare il mondo, inseguire quelle nuvole fin dove muore il sole.
Lucia avverte il calore della mano di sua madre sulla sua, come vorrebbe stringerla forte, disperatamente ci prova, ma è come se nulla nel suo corpo fosse collegato alla sua volontà, si sente un fantoccio inerme ed inutile.
Suo padre rimane sempre in un angolo della stanza, chiuso nel suo dolore silenzioso. I suoi pensieri tristi non hanno voce e la muta rassegnazione tiene stretto in una morsa il suo fragile cuore, che lentamente si frantuma.
Lucia si aggrappa ai suoi ricordi, come un naufrago disperato si aggrappa alla sua zattera per non affogare, mentre qualcosa di ostile cerca di trascinarla giù, nell’oscurità, nell’oblio, dove anche la mente si dissolve.
Ricordare è un’esigenza per non impazzire.
Tutti i sensi del suo corpo si sono trasformati come se non potendo più svolgere il proprio compito naturale si siano concentrati nella capacità di ricordare nitidamente e in modo spietatamente crudele tutto il passato.
Particolari insignificanti, parole e frasi, volti, emozioni e ancora luoghi, cose e perfino il gusto del cibo, gli odori, i profumi. Come in un mondo parallelo Lucia rivive la sua seconda vita, nel profondo della sua coscienza, si estranea completamente da ciò che la circonda per immergersi in questo gioco crudele che le fa male al cuore ma che la tiene ancora viva.
Era un fredda mattina di dicembre, le nuvole di un colore roseo tingevano il cielo cobalto, si era soffermata un attimo, col fiato sospeso per ammirare quello spettacolo sorprendente, preludio di un giorno davvero speciale.
I palazzi erano grigi e tetri alla luce giallognola dei lampioni, giganti dagli occhi ancora chiusi, immobili e silenziosi. Nella strada quasi deserta, il rumore ritmico dei suoi passi echeggiava forte e chiaro, pochi altri passanti si affrettavano e in quell’atmosfera rarefatta sembravano come fantasmi, figure sprofondate nei soprabiti, ognuno rifugiato nei propri pensieri.
Poi all’improvviso quei due fari, nella foschia, sopraggiunsero come occhi famelici di un predatore avventandosi sul suo fragile corpo.
Buio totale.
Frammenti di frasi, il pianto di una donna, l’odore di disinfettante, camici bianchi, corsie di ospedale e poi infine, il soffitto di quella stanza asettica, quella luce artificiale, quella maschera sul viso che la faceva respirare e poi di nuovo il buio, perenne.
Ogni tanto ascolta le sue canzoni preferite, quella musica ora è straziante ma anche i suoi occhi non riescono più a versare lacrime, vorrebbe urlare di smetterla, ma il suo udito è ancora vivo, e si perde in quelle note dense di immagini e di emozioni.
Ma ora ha deciso, non vale la pena di continuare a sperare, vuole spegnere il suo cuore, non vuole più soffrire e soprattutto provocare dolore ai suoi cari.
La morte crea un abisso incolmabile nell’animo delle persone care, tuttavia il tempo è capace di far rimarginare le ferite. Chi subisce una grave perdita deve tornare, se vuole sopravvivere, alla quotidianità. Deve a tutti i costi trovare una ragione per accettare il destino, per colmare una perdita che non sarà mai sostituita.
La non-vita è invece un tormento quotidiano, una speranza sempre più labile che consuma l’anima, che corrode dentro.
Si muore lentamente, ed è solo una lenta agonia per chi dorme sotto il mare.
Chi è spettatore impotente assiste a quell’inesorabile fine, ma l’egoismo di voler trattenere a tutti i costi quel corpo inerme con l’illusione che sia ancora una scintilla di coscienza, un cervello ancora in grado di pensare, di provare emozioni, induce le persone ad accanirsi, ad avvinghiarsi alla speranza.
Ma quale è la Verità.
Suo padre riflette. Il suo dramma rimane inespresso. Ma forse ha deciso. Il volto pallido di Lucia sembra chiedere una cosa.
Quella soltanto:
Mamma, papà per favore, aprite quella finestra e lasciatemi guardare il cielo, lasciatemi volare…-
Sua madre china sul suo ricamo non ascolta quel pensiero.
I suoi occhi sono limpidi, colmi di speranza, la sua mano si posa leggera sulla fronte di Lucia e scende lentamente ad accarezzarle il volto.
Poi istintivamente si dirige verso la finestra, e comincia a sollevare quel sipario scuro che tiene buia la stanza.
D’improvviso la luce esplode, inonda con un chiarore luminoso quegli occhi perennemente chiusi, ma è come se riuscissero a vedere finalmente anche un pezzo di cielo azzurro.
Lucia immagina, con lo sguardo del suo cuore, quel tepore sulle guance, ricorda quelle nuvole bianche rincorrersi nel cobalto profondo e sente l’anima abbandonare quel corpo inerme, liberarsi dal quel macigno immenso e lanciarsi alla rincorsa dei suoi sogni.
Suo padre ore le è accanto, ha ascoltato la sua preghiera silenziosa…

Addio Mammina, addio caro papà.

Mamma, papà, un giorno ci rincontreremo,e ci stringeremo forte e faremo tante cose”.

Vi lascio finalmente, ora andate incontro alla vita che avete lasciato fuori, io ora sono felice!
Sono aria e sono pioggia, sono terra e sono fuoco.
Sono vita allo stato puro e sarò accanto a voi per l’eternità.-

Quando sentirete un brivido che corre sulla vostra pelle è lì che io sarò presente la vostra bambina per sempre”.

Ora posso amare,
ora ora, posso correre e giocare,
ora
volo sopra le parole, sopra tutte le persone
sopra quella convinzione di avere
la verità”.

 

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Informazioni su nunziassuntadaquale

Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
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5 risposte a La Verità

  1. Filippo ha detto:

    Credo questa sia la più grande paura di un genitore :
    Sopravvivere al proprio figlio/a

  2. blogandrealiberati ha detto:

    Un caro saluto 🙂
    Andrea

  3. annamaria49 ha detto:

    Ho lasciato il mio pensiero sul blog “Caffè letterario”, sono passata di qui per visitare il tuo blog. Questo racconto è bellissimo: sai come coinvolgere il lettore, bravissima.
    un caro saluto
    annamaria

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