La Pensione

Giovanni è sempre stato un impiegato modello. Come tutte le mattine alle otto in punto, da quarant’anni anni si presenta puntuale in ufficio. Percorre l’ampio corridoio dell’antico palazzo e raggiunge la sua postazione di lavoro. È una scrivania molto grande ed antica, di legno lavorato, residuato di uno studio ora messa nell’anticamera del dirigente di turno, non si può cambiare, si tratta di un pezzo d’antiquariato. Lui è basso e gracilino, quando è seduto dietro quell’enorme tavolone quasi scompare anche per via del suo abito marrone scuro, in sintonia con i colori intorno. Giovanni possiede tre abiti soltanto, tutti molto simili nel modello e nella tonalità, gli hanno spiegato che per le sue mansioni è d’obbligo indossare un certo tipo di abbigliamento. Chi riceve il pubblico deve essere presentabile, dare l’idea dell’ordine e della sobrietà. Vietati i jeans, vietati abiti dai colori troppo appariscenti.

Giovanni è uno degli ultimi rimasti, la sua qualifica di “commesso” è oramai scomparsa dai moderni profili professionali, tutti nuovi e rimodernati, così complicati che a leggerli viene il mal di testa. Il suo compito è semplice. Prima di tutto riordinare le scrivanie e svuotare i cestini della carta, prima che arrivino gli impiegati di livello più alto, quelli che occupano i posti nelle stanze, le alte qualifiche, come lui ironicamente le definisce. Poi passa all’ufficio corrispondenza dove si ritira la posta e firma un registro per ricevuta, non si sa mai, se qualche cosa va persa quando non è turno suo può sempre dimostrare chi ha effettuato il ritiro quel dato giorno.

Le giornate scorrono monotone e sempre uguali, niente imprevisti, niente rogne. Il suo è proprio un lavoro tranquillo. Dopo aver adempiuto alle sue mansioni, si siede e rimane in attesa di qualche chiamata oppure si occupa dei visitatori, dispensando informazioni varie. Legge il giornale, iniziando dalla cronaca cittadina, la cosa che più lo interessa saltando a piè pari le pagine della politica.

Giovanni ha visto il suo mondo trasformarsi, anno dopo anno. Una volta, tanto tempo prima, non esistevano il tornello e il badge, si entrava senza dover oltrepassare barriere elettroniche, senza timbrare il cartellino, ci si recava direttamente nella stanza del direttore per firmare il foglio di presenza. Già, quelli erano altri tempi, non esisteva quell’aggeggio infernale, su cui tutti ora stanno incollati diverse ore al giorno per “navigare”. Lui è un uomo semplice, e data  l’età,  è già stata un’impresa conseguire la licenza della quinta elementare, ma non si sente inferiore nei confronti dei suoi colleghi, tutti lo rispettano e lo stimano.

Domani però sarà un giorno speciale. E’ arrivato il fatidico giorno della tanto attesa e meritata pensione. L’ultimo giorno di lavoro. Già da un mese ha organizzato tutto, il rinfresco in ufficio e il viaggio che ha promesso di fare a sua moglie Adelina, povera donna, è una vita che aspetta questo momento, ora però, con la liquidazione può permettersi questa pazzia e portarla in crociera, una desiderio che non ha mai potuto realizzare.

Col suo magro stipendio ha cresciuto tre figli, tutti e tre laureati e sistemati. Ha dovuto rinunciare a tante, troppe cose ed è ora venuto il momento di prendersi qualche soddisfazione.

Pensa ai suoi colleghi andati in pensione prima di lui. Ora sicuramente riceverà un bel regalo, i complimenti del suo dirigente e del direttore generale in persona. Pregusta nella mente quei momenti futuri e prova ad immaginarsi un piccolo discorso, sicuramente, come hanno fatto i suoi predecessori, dovrà dire due parole. Ma lui è un uomo di poche parole, timido ed introverso. Già si sente un groppo alla gola e cerca di frenare quel sentimento impetuoso, ora non è ancora il momento.

Guarda l’orologio è ora di tornare. Percorre lentamente la strada a ritroso, al tornello c’è una fila di persone in attesa che dell’orario di uscita. Qualcuno gli posa una mano sulla spalla, qualcun altro gli sorride alludendo al fatto che per lui tutto questo è quasi un ricordo.

E’ fuori finalmente. Non gli par vero che la vita sta per cambiare, con la mente fantastica  e pensa a tutto il tempo libero che avrà a disposizione. Porterà i suoi due nipotini al parco, aiuterà Adelina nelle faccende domestiche, uscirà con comodo la mattina per andare a comprare il giornale…Giovanni è distratto dai suoi progetti e non si accorge che nel frattempo il semaforo è diventato rosso. Attraversa senza guardare e non vede quella grossa moto, che sopraggiunge veloce, che lo travolge, che lo inchioda a terra, che lo lascia esamine sull’asfalto color piombo. Non ha il tempo di pensare, improvvisamente come se qualcuno manovra un interruttore la sua vita s’interrompe. Il cuore smette di palpitare, il sangue defluisce dalle vene, i polmoni non dispensano più l’aria. Il meccanismo si è guastato. Forse solo per una frazione di secondo un’immagine fugace gli passa nella mente. Forse la consapevolezza di non arrivare a domani. E allora il rinfresco per la pensione, il viaggio, sua moglie, i nipoti, i colleghi il direttore…tutto si va dissolvendo come in un sogno. Peccato, sarebbe stato un gran bel giorno…

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Informazioni su nunziassuntadaquale

Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
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17 risposte a La Pensione

  1. stefano_pc ha detto:

    La situazione ha analogie con il racconto che hai commentato, posti diversi, situazioni diverse, stessi pensieri. Un finale di quelli che purtroppo avvengono anche se si fa finta che non possano accadere. Per questo aveva ragione Ghandi “vivi come se dovessi morire domani …” Non facile da mettere in pratica.

  2. newwhitebear ha detto:

    Capita di pensare: “Ho raggiunto l’ultimo giorno lavorativo e da domani mi godo la pensione”. Però .. C’è sempre un però e tutto svanite.
    Post dal ritmo lento, blando ma adatto alla storia che hai raccontatao.
    Buon ferragosto
    Un abbraccio

  3. penna bianca ha detto:

    Mai fare troppi programmi nella vita! Il finale mi lascia dispiaciuta però ci sono i tre puntini di sospensione…chissà…

    • nunziadaquale ha detto:

      …lo so, è dispiaciuto anche a me, però volevo appunto sottolineare l’effimero di questa vita, si fanno progetti, si costruisce un qualcosa, che all’improvviso il destino decide di radere al suolo…forse ce lo dimentichiamo e non viviamo pienamente tutte le piccole cose che la vita ci offre, io per prima!

  4. danieledivago ha detto:

    Beffa del Destino o “atto involontario”? In fondo, dopo aver sistemato i tre figli, un po’ di tempo e di denaro per portare in vacanza la moglie avrebbe potuto trovarli. Mi sa che, in fondo, non ne aveva una gran voglia e poi i progetti non erano proprio suoi, ma rispondevano alle esigenze della moglie e dei nipoti. Bravissima per aver lasciato aperte tutto queste porte, davvero un bel personaggio!

    • nunziadaquale ha detto:

      …mi sono ispirata a situazioni viste dal vero, ne ho visti di colleghi l’ultimo giorno di lavoro, ma dato il periodo di crisi, dubito che anch’io riuscirò ad arrivare a quel fatidico giorno!

  5. orofiorentino ha detto:

    Ho scoperto per caso il tuo blog. Posso lasciarti tutti i miei compliementi e tornare a leggerti?
    Un caro saluto orofiorentino

  6. Alessandra Bianchi ha detto:

    Io non sbaglio mai!
    Ehm… scusate la presunzione.
    Sei di una bravura eccezionale, e io lo compresi leggendo solo tre righe. Adesso non ricordo di quale racconto.

  7. nunziadaquale ha detto:

    …va bene, ora non esageriamo! mi fai arrossire! Non mi sento affatto come tu mi descrivi, anzi. Sono mesi che sto girando attorno alla trama di una storia che sto scrivendo e non trovo il bandolo della matassa…sento che mi manca ancora parecchia esperienza. Però i tuoi complimenti mi incoraggiano. Grazie cara…

  8. intesomale ha detto:

    ho conosciuto una storia del genere una volta… dico per dire.

    • nunziadaquale ha detto:

      …l’ultima parte del commento mi lascia perplessa…

      • intesomale ha detto:

        davvero? Peccato, io dico sempre per dire

      • nunziadaquale ha detto:

        …non me la racconti giusta…

      • intesomale ha detto:

        dico per dire perché il tuo racconto mi ha fatto venire in mente una storia vera, e questo è quanto… dire a un autore: “il tuo racconto mi ha fatto venire in mente una storia vera” è un commento privo di importanza, no? Per questo dico per dire…ho harm no foul 🙂

      • nunziadaquale ha detto:

        ok, hai ragione, ma guarda che ho scritto questo racconto proprio perchè pensavo a degli esempi reali…ne ho visti di colleghi andare in pensione! Certo il finale drammatico non è riferibile a nessuno che io conosca, era solo per sottolineare la beffa del destino, la routine che viene improvvisamente spezzata da un avvenimento drammatico e questo risalta soprattutto se si è avuta un’esistenza tranquilla, quasi piatta e alla fine della quale ci si aspetterebbe un tanto agoniato cambiamento…e invece!

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