L’inquietudine (Sesta puntata)

Richiuse il portone, dietro alle sue spalle, sperando di poter lasciare dietro di sé anche tutte le inquietudini e i pensieri tristi dell’ennesima tormentata notte.

Quell’aria frizzantina del primo mattino la risvegliò dal suo torpore, un altro giorno di lavoro pesante l’aspettava al varco. Laura s’incamminò lentamente verso la sua meta, ora che si era stabilita con sua madre era molto più semplice raggiungere il suo ufficio, niente treno, niente metro, e soprattutto niente affollamento, file e ritardi. Abitare in città ha certamente i suoi vantaggi, anche se, la sua casa le mancava. Raggiunse l’edificio all’angolo della piazza. Suonò il campanello.

Un saluto veloce ai colleghi, poi al bar, per il solito rito quotidiano del caffè. Le piaceva molto quel posticino intimo, ci passava le sue pause pranzo, si era ritagliata un angolo particolare, dove il profumo dell’enorme buoganville pervinca la inebriava e dove si sedeva per leggere un po’, per non pensare. Roberto, il barista, molto gentile, oramai conosceva a memoria tutti i gusti dei suoi clienti e si ricordava cosa ordinavano e in che maniera. Le servì il suo caffè macchiato. Poco distante i colleghi, scherzavano, facevano battute, ma lei, li ascoltava appena. Poi si recò alla sua postazione. Fortunatamente quel tipo di lavoro non le dava molto tempo per pensare, dietro allo sportello non aveva un attimo di pace, i clienti erano per la maggior parte irritabili e scontrosi, l’attesa snervante li rendeva intrattabili, sembrava che tutto il mondo avesse voglia scaricare su di lei tutta la tensione accumulata. Gli anziani erano quelli più nervosi e polemici, di solito provavano a saltare il turno e con mille scuse s’intrufolavano nella folla, scoppiavano discussioni a non finire, molte volte si ritrovava a sedare rivolte e cercare di mettere pace tra gli animi. Ma non era facile, dato che, neanche  lei era in pace  con sé stessa.

Si sentiva come un mare in burrasca ed il suo cuore era in balia della tempesta e non riusciva a ritrovare la rotta. All’ ora di pranzo, non aveva voglia di mangiare, si accomodò nel suo angolo, tuffandosi nella lettura a capofitto, dissolvendo tutto quanto aveva intorno.

Il sole la carezzava con i suoi raggi primaverili, dissipando la nebbia triste che aveva dentro…la ricaricava dell’energia di cui aveva bisogno per andare avanti.

Quel romanzo era davvero piacevole, descriveva i paesaggi africani in maniera superba, sembrava di esserci in quei tramonti infuocati, dove il sole appariva immenso e lo potevi quasi toccare e quelle notti stellate, piene di atmosfera magica erano così reali. Quante volte aveva sognato d’esserci! Già, un altro progetto mai realizzato, il suo sognopiù grande, andare in Africa, magari in qualche missione sperduta per aiutare quei bambini infelici, e prendersi cura di loro, il suo desiderio di avere dei figli oramai si era lentamente sgretolato, il destino le aveva negato anche questa gioia. Aveva rinunciato a tutto nella vita e per cosa? Il bar si stava svuotando, segno che la pausa era finita. Si alzò controvoglia, con movimenti lenti quasi a voler prolungare il più possibile quell’attimo di pace.

-Salve, già sta andando via? La voce la distolse da questo pensiero, l’uomo alto ed elegante le sorrideva. Lo riconobbe, era un abitudinario di quel bar, si salutavano, ma niente di più.

-Si, purtroppo è finita la pausa…Laura era un poco infastidita, fino a quel giorno non le aveva mai rivolto la parola, non sapeva neppure il nome.

-Noi ci incrociamo spesso, mi presento: sono Claudio, piacere. Esordì tendendo la mano. Lei suo malgrado ricambiò i convenevoli, sembrava scortese non rispondere.

-Io sono Laura, piacere…

-Ho visto che lavora nell’ufficio postale, è tanto che la vedo in questo bar, ma solo oggi mi sono deciso a presentarmi, sa non vorrei sembrarle indiscreto…ma mi farebbe piacere offrile qualcosa da bere, magari domani, che ne dice? La donna lo guardò allibita, non sapeva che dire, impiegò qualche secondo per realizzare il concetto.

-Beh, si, con piacere, magari domani o un’altra volta…Con imbarazzo abbassò lo sguardo e finse di frugare nella borsa, in cerca di qualcosa. L’uomo sorrideva soddisfatto.

-Benissimo, allora a domani! Le porse nuovamente la mano, la sua stretta era vigorosa. Laura rimase in piedi, osservando Claudio allontanarsi. La sua figura possente si stagliava in controluce, rimase un attimo a pensare, non aveva mai fatto caso a quell’uomo, l’aveva salutato per educazione, ma mai l’aveva preso in considerazione. Pensò che in fondo era stato gentile. Si, poteva accettare il suo invito, in fondo non c’era nulla di male.

-Laura, vieni? Valeria la stava chiamando. Mentre ritornava verso l’edificio, dall’altra parte della strada vide per un attimo qualcuno che le sembrava familiare, ma fu un solo istante, quell’ombra si celò dietro un albero e sembrò dileguarsi. Non ebbe il tempo di riflettere, ma un’inquietudine strana le attraversò la mente, triste presagio di qualcosa che doveva accadere…

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Informazioni su nunziassuntadaquale

Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
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15 risposte a L’inquietudine (Sesta puntata)

  1. keypaxx ha detto:

    Una inquietudine che traspare dalle righe e che si legge con interesse.
    Un sorriso per la giornata.
    ^___^

  2. penna bianca ha detto:

    Naturalmente i puntini di sospensione li hai sospesi bene. Aspetteremo fiduciosi il prossimo capitolo .:-)

  3. Alessandra Bianchi ha detto:

    Grande curiosità, ora!
    Scritto in modo impeccabile con grande attenzione per i dettagli.
    (Verissimo il riferimento agli anziani che cercano di non fare la fila).

    • nunziadaquale ha detto:

      …ma pechè su questo commento non mi appare la tua foto?

    • nunziadaquale ha detto:

      …si, purtoppo mi è capitato diverse volte, alla posta e anche al supermercato. Se qialche persona anziana mi chiede con gentilezza (possibilmente) di farla passare avanti, cedo volentieri il mio posto, ma divento intransigente se la richiesta viene fatta con arroganza o addirittura facendo il furbo, a quel punto diventa una questione di principio, il fatto di avere una certa età non ti dà il diritto di fregare il prossimo!

  4. newwhitebear ha detto:

    Dovrò leggere le puntate precedenti ma per il momento analizziamo il presente. Che pretenzioso che sono dicendo “analizziamo”!. Meglio esprimo il mio pensiero.
    Si legge bene, fluida, scorrevole e col tono giusto sulle riflessioni di Laura, che sintetizzano i suoi pensieri. Anche l’ingresso di Claudio è ben sviluppato, lasciando il personaggio avvolto nella nebbia, che si dissolverà lentamente più avanti.
    Secondo me c’è uno stacco brusco tra l’analisi delle attività di Laura, peraltro ben descritte, e la pausa pranzo, dove dopo la lettura del libro c’è l’incontro o meglio l’ingresso sulla scena di Claudio. Io come lettore trovo il cambio di scena troppo distaccato. Vediamo. Laura esce di casa, percorre la strada, entra nel posto di lavoro: tutto questo tra riflessioni e descrizioni sicure e ben costruite. Niente da eccepire. Poi passaggio al caffè, primo stacco: subito o metà mattina non è chiaro ma serve solo per descrivere le sue attività. Quindi incide poco. A questo punto il salto temporale è netto e preciso. Il cambio di scena altrettanto. Cambia anche il ritmo e il tono, da lento si vivacizza. Forse leggendo le puntate precedenti riesco ad apprezzarlo meglio.

    • nunziadaquale ha detto:

      Grazie, il tuo giudizio mi conforta, scrivo a braccio e non conosco neanche io la trama…decido cosa scrivere sul momento e di getto, forse dovrei avere più cura prima di pubblicare, ora penso al seguito…

      • newwhitebear ha detto:

        Anch’io scrivo a braccio, spesso senza neppure avere una più pallida idea di quello che dovrei avere in mente. Avevo letto la puntata precedente e mi era piaciuta molto più vibrante di questa. Ma nemmeno questa mi è dispiaciuta anzi l’ho trovato gradevole con tono giusto per quello che volevi dire. Forse sono troppo pignolo ma ci avrei aggiunto una riga o due sul tipo. “La mattinata trascorse come il solito” visto che ne avevi parlato poche righe sopra.
        Poi con pazienza andrò alla ricerca delle altre quattro. Se fossero taggate sarebbe più semplice.

      • nunziadaquale ha detto:

        stanno nella categoria “Racconto a puntate” nella pagina a destra. Te l’ho detto che dovrei pensarci un pò ed essere meno frettolosa, purtroppo devo occupare i ritagli di tempo per scrivere e questi momenti durante la giornata sono pochissimi!

      • newwhitebear ha detto:

        Okay e grazie. Ci provo.
        Insisti. Scrivi bene.

      • Alessandra Bianchi ha detto:

        Siamo simili anche in questo. Io ho scritto un libro di oltre 500 pagine, senza mai sapere dove sarei andata a parare.
        Comunque, la tua bravura è notevole.

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