Intervista a Rita Carla Francesca Monticelli, autrice di “Deserto Rosso”

 Cari amici, oggi ho il piacere di ospitare nel blog una brava e promettente autrice di un avvincente racconto di fantascienza pubblicato ad episodi. Prima di parlare del suo “Deserto Rosso. Punto di non ritorno“, vorrei rivolgere alcune domande a Rita,  per comprendere maggiormente il back ground che ha ispirato il suo lavoro. Bene, iniziamo! 

                                       www.anakina.net

Ciao Rita, cominciamo da te, che aggettivi utilizzeresti per descrivere te stessa?

Ciao Nunzia, prima di tutto grazie per l’ospitalità nel tuo blog.

È sempre un po’ difficile dover rispondere a domande su se stessi senza rischiare di dire banalità o apparire immodesti, comunque voglio provarci.

Un primo aggettivo è senza dubbio sognatrice. Sono una di quelle persone che sin da ragazzina si faceva i film su se stessa, in genere prima di dormire, immaginando un futuro in realtà diverse dalla mia. Col tempo non ho perso questa capacità di sognare, ma ho tentato di rivolgerla a desideri un po’ più fattibili, anche se molte persone li avrebbero considerati impossibili.

Accanto a questo aggettivo (e strettamente legato a esso) aggiungerei quindi ambiziosa. Credo fermamente che puntare in alto e credere in se stessi e in quello che si fa sia la via più breve per realizzare i propri sogni o almeno per tenerli vivi finché semplicemente non ci interessano più. A quel punto che importa realizzarli? E quindi si passa al prossimo sogno e alla prossima ambizione. Forse non si raggiunge esattamente ciò che si ambiva all’inizio, ma talvolta si ottengono risultati diversi che spesso sono anche migliori.

Il terzo aggettivo è senza dubbio ottimista. In linea di massima, salvo rari e fuggevoli momenti di sconforto, il mio bicchiere è sempre mezzo pieno. Ho la capacità di vedere l’opportunità laddove altri vedono una mancanza, di cogliere ciò che di buono mi si presenta davanti per poterlo sfruttare al meglio. Il mio ottimismo è legato in generale anche al futuro. Nelle cose che scrivo immagino un futuro fortemente idealizzato ed evoluto rispetto al presente, in cui l’umanità nel suo insieme ha raggiunto una condizione di armonia e di notevole sviluppo tecnologico, anche dopo aver affrontato grandi avversità, cosa che spesso si va a porre in contrasto con i sentimenti e le mentalità dei singoli personaggi, che invece mettono in luce i peggiori lati oscuri dell’animo umano.

Infine posso senza dubbio definirmi curiosa, nel senso di affamata di sapere, di conoscenza. Mi piace comprendere come accadono le cose, come funzionano, vorrei saper fare tutto il possibile e ciò di cui mi rammarico di più è che la memoria col tempo tende a svanire, portando via con sé la maggior parte della conoscenza acquisita in passato. Lo stesso amore per la lettura nasce dalla curiosità. Amo quei libri che, pur intrattenendomi, mi insegnino qualcosa di interessante sugli argomenti più disparati, che vanno dalla scienza, alla tecnologia, alla storia, alle tradizioni, alla stessa scrittura e così via.

Di che cosa ti occupi?

Sono una biologa ecologa e ho lavorato per sei anni come assistente e ricercatrice universitaria. Dal 2004 mi sono messa in proprio e ho creato una mia azienda, chiamata Anakina Web, nell’ambito della quale mi occupo di traduzioni tecnico-scientifiche, web copywriting, web promotion e web design. Tra le varie cose, mi sono occupata anche di ufficio stampa e promozione in campo musicale, cosa che continuo a fare anche adesso a livello molto marginale.

Cosa ti ha spinto a far parte del “mondo degli scrittori” ?

Credo che il fuoco della scrittura sia qualcosa con cui nasci. Da ragazzina ero una buona lettrice, in parte anche grazie all’influenza positiva dei miei genitori, ma non avevo particolari velleità di scrittura, per quanto creassi di continuo tante storie nella mia mente.

Ho iniziato a scrivere da adolescente, ma questo rappresentava solo il mezzo più semplice per creare qualcosa che avesse a che fare con la mia più grande passione, il cinema. Scrivevo, infatti, sceneggiature. Poi da lì sono passata alla narrativa con le fan-fiction. Successivamente mi sono cimentata anche nella scrittura scientifica, nella poesia, nella scrittura di testi di canzoni e nel blogging, che mi ha letteralmente aperto un nuovo mondo. In realtà, però, non ho mai particolarmente aspirato a pubblicare libri. Almeno non fino al 2009, quando il mio primo romanzo originale ha iniziato a prendere forma.

Come hai scelto un genere così particolare come quello della fantascienza?

Ho sempre adorato la fantascienza al cinema o in TV e la mia prima vera esperienza di narrativa è stata una fan-fiction di Star Wars (stiamo parlando del 1998-1999). Al di là di questo, scrivere fantascienza mi permette di creare storie all’interno di un mondo governato da leggi create da me, che non devono per forza di cose sottostare a ciò che esiste ed è credibile nella realtà di tutti i giorni. Questo fornisce il vantaggio di non dover porre eccessivi limiti alla mia creatività. Accanto a ciò c’è la mia indole da scienziata che tende a venire fuori. Avere una preparazione scientifica, ma anche un modo di ragionare tipicamente scientifico, è di grande aiuto nello scrivere questo genere. Ovviamente, amando la scienza, è abbastanza naturale che sia portata a scrivere fiction di argomento scientifico.

Ma la (fanta)scienza è spesso solo un contenitore. Le mie storie sono molto cross-genre: c’è azione, avventura, suspense tipica dei thriller e sentimenti (buoni e cattivi). Hanno un taglio sempre molto cinematografico, proprio perché tendo a crearle tramite immagini, con l’aggiunta di quell’elemento in più fornito dalla narrativa: la capacità di mostrare anche ciò che accade dentro i personaggi.

In realtà non ho sempre scritto fantascienza. Il mio precedente ebook, pubblicato lo scorso marzo, ma originariamente scritto nel 2000, è una storia fantasy di azione/avventura di argomento egiziano. Si tratta di una vecchia fan-fiction, ma tra i vari progetti futuri c’è quello di realizzarne un seguito, completamente slegato dal film originale. Nell’ambito delle sceneggiature ho invece scritto due thriller e una commedia sentimentale. Di quest’ultima mi piacerebbe scrivere anche una versione romanzata.

Da dove hai tratto ispirazione per la sua stesura e quanto tempo hai impiegato per scriverlo?

“Deserto rosso” nasce in un momento particolare, in cui avevo appena terminato la prima stesura di un romanzo (ancora inedito), durata ben tre anni. A quel punto volevo cimentarmi in qualcosa di più corto e il caso ha voluto che nello stesso periodo stessi leggendo alcuni libri di Robert Zubrin, uno dei fondatori della Mars Society, il più grande movimento mondiale che auspica la conquista e colonizzazione di Marte nel prossimo futuro. E così ho pensato che potesse essere una buona idea scrivere una storia su un gruppo di persone che avevano deciso di passare il resto della loro vita sul pianeta rosso, per dedicarsi esclusivamente alla ricerca scientifica e fare da pionieri nella sua colonizzazione. In particolare si è materializzata nella mia mente l’immagine di una persona di questo equipaggio che, senza alcun apparente motivo, aveva lasciato la sicurezza della struttura abitativa portando agli estremi il suo desiderio di conoscere il più possibile il pianeta, a costo di morire nel farlo. Poi, quando ho iniziato a scrivere la storia, Anna si è presentata a me e pian piano mi ha raccontato il suo passato.

Ho scritto la prima stesura dell’episodio numero uno, “Punto di non ritorno”, in tre settimane lo scorso gennaio, mentre ci sono voluti più di tre mesi, dopo un periodo di pausa, per il lavoro di riscrittura ed editing. Adesso sto scrivendo il secondo episodio, “Abitanti di Marte”, per il quale conto di avere tempistiche più corte, visto che ho già delineato tutte le scene.

La protagonista è una giovane donna che rivela molto coraggio e una grandissima forza d’animo. Che rapporto hai con questo personaggio? Ti rappresenta in qualche modo?

Di certo non sono coraggiosa, o sarebbe meglio dire incosciente, quanto lei! E senza dubbio non ci somigliamo per niente sotto moltissimi punti di vista, sia caratterialmente che fisicamente. È persino ben più giovane di me. Forse l’unico aspetto che ci accomuna è la nostra preparazione scientifica, in quanto Anna è una esobiologa e io sono una biologa. Sicuramente provo una notevole empatia nei suoi confronti e sono riuscita a immaginarmi nei suoi panni, ma devo ammettere che ero confortata dal fatto che si trattava di finzione. Se non fosse una mia creatura, sarebbe una persona con la quale vorrei avere ben poco a che fare. Insomma non mi piace tantissimo, lo ammetto. Sarà per questo che faccio di tutto per metterla nei guai?

Quale gratificazione personale cerchi nella scrittura?

Per me la scrittura è un modo di vivere delle situazioni e delle emozioni, che non avrò mai modo di sperimentare in prima persona. Nella mia mente, a livello di ricordo, non esiste poi grossa differenza fra tra un evento vissuto e uno immaginato, a parte il fatto che il secondo lo posso controllare e rendere perfetto, il primo no. Scrivo per vedere il futuro, per visitare Marte, per scoprire il passato, per vivere mille storie diverse, per far parte di qualsiasi realtà sia in grado di concepire.

Quali sono i tuoi libri preferiti di sempre? E tra quelli di fantascienza scritti da italiani?

Premetto che mi sono avvicinata alla narrativa fantascientifica solo da tre anni circa. Il mio interesse verso il genere è sempre stato relegato al cinema, alla TV e al massimo alla fan-fiction. Per questo motivo purtroppo non ho avuto ancora modo di leggere un romanzo di questo genere scritto da un italiano, ma ho diversi libri che mi attendono sullo scaffale e nel mio Kindle.

Il mio autore preferito di sempre, che ovviamente non c’entra nulla con la fantascienza, è Thomas Harris. Nessuno come lui riesce a obbligarmi a leggere di continuo, nei ritagli di tempo anche di pochi minuti. Purtroppo ha pubblicato solo cinque romanzi, ma forse è proprio questo a renderlo così speciale. Ricordo ancora le emozioni provate nel leggere la scena clou de “Il silenzio degli innocenti” seduta nel letto col cuore che mi batteva a mille. Il mio libro preferito in assoluto è però “Hannibal”, per la profonda caratterizzazione del dottor Lecter e per la cattiveria di cui è infuso. Non che io ami la cattiveria, anzi è tutto il contrario. Ma Harris in quel libro è riuscito a stravolgere l’ordine dei valori morali, trasformando i buoni in deboli e insulsi, mentre il cattivo per eccellenza diventa in un certo senso l’eroe. La mia massima aspirazione come scrittrice sarebbe anche solo avvicinarmi a un decimo della straordinaria capacità di Harris di dare vita in maniera così naturale al lato più oscuro dell’animo umano.

Al di là dell’opera di Harris, ci sono diversi autori mainstream che leggo con piacere, come Patricia Cornwell (della quale adoro soprattutto il filone più ironico di Judy Hammer ed Andy Brazil), John Grisham (per la sua capacità di raccontare formidabili storie umane, camuffate da thriller), Christian Jacq (sia i romanzi che i saggi) e il compianto Michael Crichton, col quale si può parlare di nuovo di romanzo scientifico, spesso a metà strada tra fiction e saggio. E poi ci sono tutti quei libri bellissimi che per caso mi capita di leggere, dai generi più disparati e spesso anche di autori indipendenti.

In linea generale preferisco comunque la narrativa di genere. O è più corretto dire che faccio enorme fatica a trovare dei libri che riescano a prendermi dall’inizio alla fine nella narrativa non di genere, c’è quasi sempre qualcosa che mi finisce per deludermi.

Un messaggio a tutti gli scrittori esordienti

Ciò che posso consigliare a tutti i miei colleghi è di non smettere mai di credere in se stessi, ma soprattutto di continuare sempre a scrivere storie nuove, senza fissarsi su quell’unico romanzo, come se da esso dovesse venir fuori chissà quale fortuna. Credo che non si debba mai dimenticare l’importanza del piacere di scrivere come motore del nostro lavoro, perché solo se si fa qualcosa che si ama davvero si può diventare bravi.

A quando i prossimi episodi?

Sto scrivendo in queste settimane il secondo episodio “Abitanti di Marte”. La mia intenzione è pubblicarlo subito dopo l’estate, possibilmente a ottobre. Il terzo dovrebbe seguire verso febbraio 2013 e l’ultimo a fine primavera 2012 a circa un anno dall’uscita di “Punto di non ritorno”. Tutto ciò è legato però anche a fattori un po’ fuori dal mio controllo, dai quali dipende il tempo che ho e avrò a disposizione nei prossimi mesi.

Vuoi concludere con una citazione di una tua opera?

Quello che ti riporto è il passaggio in cui Anna per la prima volta inizia avere dei seri dubbi sulla sua decisione di lasciare la struttura abitativa. Questo ripensamento arriva, però, solo nel momento in cui si rende conto di non poter più andare avanti e, allo stesso tempo, di non poter neanche tornare indietro.

“Osservo il sole. È ancora alto, ma sono quasi le tre del pomeriggio. Vicino all’equatore scende molto velocemente e in poche ore la notte cadrà su Valles Marineris. E con essa il freddo. Ho davanti a me diciassette ore di autonomia di ossigeno all’interno del rover, al caldo, più le sette che mi sono rimaste nella tuta, ma di fatto me ne restano solo tre utili prima che arrivi la notte. Col buio non potrò andare in nessun posto a piedi e non posso calarmi nel dirupo col mio veicolo. Rivolgo di nuovo lo sguardo all’immenso spazio che si estende ai miei piedi. Con l’addestramento sono diventata una discreta scalatrice, ma quanto posso scendere in tre ore? Parecchio, se avessi una fune abbastanza lunga. Ma non duemila metri. Lo sapevo fin dall’inizio che era una follia, che con molta probabilità sarei morta nel tentativo di metterla in atto. Potrei aspettare l’alba, bruciando così quindici ore senza fare nulla, ma poi quelle rimanenti mi basterebbero? Non voglio passare il resto del giorno ad attendere la mia morte. Devo fare qualcosa. Usare questo tempo. Sopravvivere per raccontare ciò che ho visto. Forse potrebbe bastare. Improvvisamente non voglio più morire. Mi sembrava di non avere più speranze, oltre questa. Credevo di sentirmi pronta a rischiare tutto, anche la vita. Adesso che la morte è diventata qualcosa di reale e che so di avere davanti a me tanto tempo solo per attendere il suo arrivo, mi sento atterrita.

Ho paura.”

Titolo: Deserto Rosso – Punto di non ritorno

Autore: Rita Carla Francesca Monticelli

Editore: Ebook disponibile per l’acquisto su: Amazon (per Kindle; ASIN B0089TN5JM),Smashwords (tutti i formati ebook; ISBN 9781476194486) e Kobo (formato epub; ISBN 9781476194486).

Prezzo: promozionale a partire da 82 centesimi

Trama: La storia di “Deserto rosso”, ambientata in un prossimo futuro, racconta le vicende di un gruppo di persone che, a trent’anni di distanza dal precedente tentativo fallito di raggiungere il pianeta rosso, ha accettato di consacrare il resto della propria vita all’esplorazione di Marte, divenendone i primi colonizzatori e scrivendo il proprio nome nella storia.  Sono passati trent’anni dalla missione di esplorazione di Marte “Hera”, il cui equipaggio è morto in circostanze misteriose. Questo fallimento e le problematiche politiche da esso generate hanno rallentato la NASA nella sua corsa alla conquista dello spazio, ma adesso i tempi sono maturi per una nuova missione chiamata “Isis”. Questa volta i cinque membri dell’equipaggio (Anna, Dennis, Michelle, Hassan e Robert) non viaggeranno per oltre 400 milioni di chilometri solo per una breve visita, ma saranno destinati a diventare i primi colonizzatori del pianeta rosso. Un giorno Anna abbandona di nascosto alle prime luci dell’alba la Stazione Alfa e si addentra con un rover pressurizzato nel deserto marziano, in quello che sembra avere tutte le caratteristiche di un gesto suicida. Questo primo episodio, intitolato Punto di non ritorno, ci racconta passo passo i due giorni (tempo definito dalla sua riserva di ossigeno) del suo viaggio solitario, si sofferma a mostrarci eventi del passato precedenti alla stessa missione,muovendosi avanti e indietro nella sua memoria e svelandosi poco a poco a noi. Capiremo chi è, cosa l’ha portata a entrare nell’equipaggio dell’Isis, cosa (e chi) si è lasciata alle spalle e alcuni fatti accaduti durante la stessa missione che potrebbero averla spinta a questo gesto estremo. Qualunque essa sia, riuscirà Anna a raggiungere la sua destinazione?

Recensione: Ho trovato questo racconto, molto piacevole e scorrevole nella lettura. Anche se la storia potrebbe configurarsi nell’ambito del genere fantascienza, l’attenzione di questo primo episodio si concentra sulla figura dell’esobiologa svedese Anna Persson, che una mattina prima dell’alba lascia di nascosto la struttura abitativa e si addentra da sola nel freddo deserto marziano con un rover pressurizzato, portando con sé provviste e aria per appena due giorni. Il suo sembra essere un gesto suicida. Ma nel procedere in questo suo viaggio, Anna inizia a scavare nella sua memoria,riportando alla mente gli eventi che l’hanno condotta fino a quel punto, cosa e chi si è lasciata alle spalle e lasciandoci intravedere le motivazioni del suo gesto. La descrizione del paesaggio marziano è molto efficace e permette di “vedere” le rocce di Marte, le sue enormi pianure e gli insidiosi canyon. Ma  si tratta anche di un racconto che analizza anche la psicologia del personaggio, e attraverso vari flash back è possibile ripercorrere la storia del suo passato. Mi è piaciuto molto questo contrapporsi del passato e del presente che si alternano durante tutto l’arco del racconto. Ci sarà anche un colpo di scena “noir” che non anticipo, per non rovinare la sorpresa, che farà emergere il lato oscuro di questo personaggio forte ma nel contempo anche insicuro. Mi sono appassionata alla lettura e ora sono molto curiosa di seguire cosa succederà nei prossimi episodi, dato che il primo s’interrompe proprio sul più bello!

Contatti
Sito web: www.anakina.net
Facebook: www.facebook.com/RitaCarlaFMonticelli
Twitter: http://twitter.com/ladyanakina
E-mail: carla@anakina.net
Maggiori informazioni su “Deserto rosso – Punto di non ritorno”:
www.anakina.net/dblog/articolo.asp?articolo=300
Booktrailer del libro: www.youtube.com/watch?v=94nut4gtoII
Ebook disponibile per l’acquisto su: Amazon (per Kindle; ASIN B0089TN5JM),
Smashwords (tutti i formati ebook; ISBN 9781476194486) e Kobo (formato epub; ISBN
9781476194486).
Presto disponibile su Apple, Barnes & Noble, Sony Ebook Store, Diesel Ebook Store e Baker-
Taylor.

 

 

 

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Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
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4 risposte a Intervista a Rita Carla Francesca Monticelli, autrice di “Deserto Rosso”

  1. newwhitebear ha detto:

    Letto con molta curiosità l’intervista a Rita, della quale ho letto di recente un ebook gratuito, un fan-fiction della Mummia. Sia frequentatori di anobii e spesso ci siamo incrociati nel vari gruppi.
    Una bella intervista che mostra uno spaccato di una giovane donna che crede in se stessa e in quello che fa. Non è un aspetto da poco.
    Complimenti a te per le domande intelligenti che hanno consentito allinntervistata di parlare di se e di quello che fa.
    Buona notte
    Un abbraccio

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