Il Cielo…

Il cielo accomuna i pensieri. Note a volte dolenti, speranze che non trovano il proprio posto nell’universo e sono come nuvole che vagano senza meta, mutano forma e colore, si dissolvono in lacrime di pioggia e si riformano, come in un gioco perenne dalla terra al cielo.
Si rincorrono i sogni, in quell’azzurro che a volte è solo un scampolo intravisto tra le persiane socchiuse oppure sognato nel buio di una triste stanza o tra i meandri di cunicoli sotterranei.
Vite che s’intrecciano, emozioni che vorrebbero prendere il volo e farsi trasportare lontano sulle nuvole leggere

GIOIA

Gioia amava stare sul suo balconcino, specie in primavera, quando i gerani si preparavano alla fioritura, e le piantine di vetro con tutti quei fiori rossi e violetti le mettevano allegria, c’erano tantissime piantine grasse, ne faceva comprare ogni settimana almeno una, al mercatino in fondo alla strada, le sarebbe piaciuto andarci, come un tempo, ma ora non riusciva a ricordare neanche da quanti anni non usciva più di casa.
Ma il suo passatempo preferito era osservare il cielo, al mattino presto si faceva aiutare da Maria a passare dal letto alla sedia a rotelle e subito da dietro i vetri del suo balconcino poteva godersi i colori dell’alba. Dal settimo piano poteva scorgere il lontananza il profilo azzurrino dei monti ed il sole, che lentamente si levava all’orizzonte ed il colore del cielo e delle nuvole che mutava sotto i suoi occhi, le sembrava uno spettacolo incomparabile, così malinconicamente bello e sempre diverso. Le nuvole rossastre assumevano tonalità e sfumature a cui non avrebbe saputo neanche dare un nome, ma lei rimaneva incantata finché il sole torreggiava alto e luminoso e i suoi raggi inondavamo la sua stanza di luce e parevano riportare la vita.
Erano lunghissime le sue notti, in compagnia di ricordi sbiaditi, persone e fatti perdevano i contorni, non riusciva a ricordare più i nomi, a volte non ricordava neppure di trovarsi immobilizzata nel letto e allora cercava di alzarsi, ma era impotente e allora la realtà le si avventava addosso come un mostro e la costringeva a guardare chi o che cosa era diventata.
Quando si è vecchi, si osserva il mondo con occhi diversi, subentra quel distacco naturale che si radica in ogni fibra del

corpo, preludio della partenza senza ritorno, la disillusione sostituisce la speranza ed il presente spazza via il futuro, il mondo e tutte le cose sembrano scivolare addosso, senza lasciare traccia e importante diviene ciò che per gli altri è insignificante o privo di senso o un’inutile o futile perdita di tempo.
Lei di tempo ne aveva in abbondanza per guardare le sue nuvole, i suoi fiori e riordinare i suoi ricordi, come in un album di fotografie ma senza riuscire la maggior parte delle volte a ritrovare la didascalia, erano immagini statiche, frasi spezzate, volti senza nome. Ma ricordava benissimo quel terribile giorno in cui suo figlio era venuta per portarla via. Le aveva parlato di un posto, dove si sarebbe trovata benissimo, in compagnia di altre persone come lei, dove l’avrebbero curata bene. Ma lei non ne voleva sapere, si barricata sul suo balcone, si era aggrappata alle sbarre e con gli occhi colmi di terrore e d’incredulità aveva cercato di comunicare la sua disperazione. Avrebbe voluto urlare, ma non riusciva neanche a parlare, perché volevano portarla via? Separarla dalla sua casa, da ciò che le rimaneva del suo passato, privarla di quella poca sicurezza, lei voleva morire nella sua casa e non voleva lasciare il suo cielo, le sue nuvole i suoi fiori. La voce di suo figlio imperterrita continuava, come in un sottofondo sinistro, ad elencare tutte le motivazioni e parlava di soldi, di affitto e di necessità di trovare una soluzione. Ora capiva, come tutte le cose in questo mondo, c’entravano i soldi. La sua pensione oramai la prendeva lui, per pagare Maria e tutte le spese, ma ora che altro voleva? Forse era stata sua nuora, era qualche anno che non si faceva più vedere, l’aveva sempre trattata con sufficienza, con quella fredda cortesia che si riserva alle persone anziane, a chi oramai è solo un peso e basta. E la sua nipotina, quella gracile ragazzina dai capelli lunghi e biondi, le ricordava la sua adolescenza e sembrava di rivedersi, in quegli occhi un poco tristi. Veniva a volte insieme al padre, salutava educatamente e poi si metteva in un angolo della stanza in attesa di andare via. Gioia ricordava bene sua nonna, quel volto dolce e sorridente, ogni giorno andava a trovarla e l’accompagnava sottobraccio e molto spesso dormiva accanto a lei, nel lettone grande per non lasciarla sola la notte. Le raccontava tante storie e le insegnava a ricamare. Quando morì fu come perdere un riferimento importantissimo e per anni ne avrebbe avvertito terribilmente la sua mancanza.
Maria aveva cercato di convincere il figlio di Gioia ad aspettare ancora, non si poteva portarla via all’improvviso, bisognava prepararla piano, col tempo si sarebbe convinta.
A Gioia fu concesso ancora un po’ di tempo, ma era consapevole che prima o poi sarebbero venuti a prenderla e in cuor suo sperava di poter morire presto, di spegnersi in quella che era la sua casa, nel suo letto.
Quel giorno da dietro i vetri vide che il cielo era di un grigiore cupo, le nuvole all’orizzonte parevano cariche di pioggia, foriere di un temporale che piano si stava avvicinando. Non avrebbe visto il sorgere del sole e poche gocce iniziarono a tamburellare sui vetri, nuvole basse scure incombevano sui tetti delle case e sul cuore. Un presentimento triste pareva avvolgerle l’animo, le piantine erano divenuti rami sterili, senza più foglie ed ora la pioggia intensa le impediva di vedere fuori, tutto era grigio tutto era incolore. Il suono del campanello la fece sobbalzare, poi le voci, un tramestio di ferraglia ed il pianto di Maria. Chiuse gli occhi pregando Dio di fare presto. E rivide allora il suo cielo tinto di colori incredibili, il suo sole luminoso, i suoi fiori colorati. Ora poteva scendere e camminare, verso quella luce dove c’erano tante figure in attesa, vide il volto sorridente di sua nonna e capì di essere finalmente libera.

(continua)

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Informazioni su nunziassuntadaquale

Osserva e Ricorda. Le immagini scorrono veloci davanti allo sguardo, a volte distratto. Osserva: sensazioni ed emozioni, scivolano addosso, come pioggia leggera e non lasciano traccia, solo una vago sentore di umido...ma osserva meglio, concentra il tuo pensiero su ogni breve istante della tua vita e ricorda... Ricorda la gioia e il dolore. L'emozione che ti avvolge, la disperazione che ti affossa in un abisso buio e profondo. Ricorda le parole, i sorrisi, gli sguardi minacciosi, l'Amore e l'Odio. La Vita e la Morte. Osservo il mondo e traduco i pensieri in parole... http:negliocchienelcuore.wordpress.com
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